martedì 2 gennaio 2018
Poco più del 5% di lavoratori coinvolti, con una distribuzione differenziata a seconda degli ambiti: il 36% nelle grandi imprese, il 7% nelle pmi, il 5% nella Pubblica amministrazione
Più produttività e benessere con il lavoro agile
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Il lavoro agile aumenta la produttività della aziende. È quanto emerge da uno studio del Centro di ricerca Carlo Dondena dell’Università Bocconi ha condotto un «esperimento sul campo» nell’ambito del progetto Elena cofinanziato da Commissione europea e Dipartimento pari opportunità della presidenza del Consiglio. La verifica è stata condotta in Acea. Nella multiutility dell’acqua e dell’energia partecipata al 51% dal Comune di Roma sono stati individuati due gruppi da 150 dipendenti ciascuno. Il primo ha continuato a lavorare come sempre, presentandosi in azienda negli orari stabiliti. Il secondo ha avuto la possibilità di decidere liberamente da dove svolgere i propri compiti per un giorno alla settimana. Il risultato — a nove mesi dall’inizio del monitoraggio — è stato che i lavoratori «agili» hanno garantito una produttività maggiore del 3-4%.

Gli stessi dipendenti hanno anche avuto un tasso di assenze dal lavoro inferiore rispetto a quello dei colleghi sempre presenti in ufficio. Per la precisione, in media ogni lavoratore smart rinuncia a un pacchetto annuale di permessi straordinari che va da 1,2 a 4,8 giorni. «I miglioramenti sul fronte della produttività sono risultati significativi — tira le somme Paola Profeta, responsabile scientifico del progetto —. Il nostro monitoraggio si è interrotto dopo soli nove mesi, ma non escludiamo che nel tempo la produttività possa aumentare ancora, complice la maggiore motivazione dei dipendenti».


In effetti la soddisfazione per il bilanciamento tra vita privata e lavoro è aumentata in media del 6,6%. Per le donne l’incremento è stato del 7,9% contro il 5,4% degli uomini. La propensione delle donne allo smart work ha però un riverbero negativo per le lavoratrici stesse. Secondo le ricerche di Heejung Chung, dell’Università del Kent, su «lavoro autonomo, flessibilità e bilanciamento lavoro-vita personale» la flessibilità aumenta le possibilità di accrescere il proprio reddito in nome della maggiore produttività garantita. Ma di questo approfittano più gli uomini che le donne. Il motivo risiede nelle diverse motivazioni per cui lavoratrici e lavoratori usano il lavoro agile. Le prime lo fanno soprattutto per venire incontro a esigenze della famiglia, tanto che non pretendono compensi aggiuntivi per i migliori risultati garantiti (soprattutto le donne con figli arrivano a rinunciare al compenso del lavoro straordinario pur di avere un po’ di flessibilità in più). Gli uomini, invece, utilizzano il lavoro flessibile nell’ambito di una strategia personale di avanzamento di carriera. Tornando all’esperienza in Acea, il monitoraggio è partito a novembre 2016 sotto la presidenza di Catia Tomasetti ed è continuato fino a luglio 2017 (da aprile alla presidenza del gruppo è arrivato Luca Lanzalone). I primi tre mesi sono stati di assestamento della nuova modalità organizzativa. In questa prima fase la produttività dei lavoratori che hanno tenuto le vecchie abitudini è stata maggiore. Dal quarto mese in poi il cambio di passo.

Chi lavora in "modalità agile", cioè senza vincoli di orario e di sede, ha comunque diritto, ovunque si trovi, all'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. Con la circolare Inail pubblicata lo scorso novembre e gli ultimi adempimenti da parte del ministero del Lavoro (il modello per comunicare gli accordi aziendali è disponibile sul sito) si è completata la normativa sullo smart working in Italia. Ma già a pochi mesi dall'entrata in vigore della legge, i "lavoratori agili" italiani sono aumentati del 60% rispetto all'anno scorso, arrivando a 305mila: si tratta in prevalenza di uomini (68%), età media 40 anni, concentrati soprattutto nelle grandi imprese del Nord Italia.

Al momento, tuttavia, in Italia il lavoro agile coinvolge una modesta percentuale di persone, poco più del 5% con una distribuzione differenziata a seconda degli ambiti (il 36% nelle grandi imprese, il 7% nelle Pmi, il 5% nella Pubblica amministrazione). Siamo ben lontani dalla media Ue del 17%, sebbene i lavoratori italiani coinvolti potrebbero arrivare al 70% secondo i dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, con un aumento di produttività del 15%,che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

I vantaggi emergono già adesso: i lavoratori e le lavoratrici agili sono più soddisfatti del proprio lavoro grazie anche alla concilazione con i tempi della vita privata, ma non solo; risparmiano mediamente 40 ore all'anno in spostamenti e hanno maggiori competenze digitali. Infatti sapere usare il Pc portatile, lo smartphone, le piattaforme di Cloud computing rappresentano le condizioni indispensabili per lo smart working. Per migliorare ancora di più il rapporto di lavoro, sarebbe opportuno inserire, nella contrattazione aziendale, un'organizzazione degli orari settimanale più che giornaliera, in modo da garantire il massimo della flessibilità.

Flessibilità certo non significa che il datore di lavoro debba poter contare su un lavoratore perennemente disponibile: la legge sancisce il diritto alla disconnessione. Il lavoro agile rappresenta «una modalità di svolgimento del lavoro subordinato», non è una nuova forma contrattuale, e infatti la cornice di norme e di garanzie rimane quella del lavoro subordinato.

Le ricadute sono interessanti anche per la società in generale, non solo per lavoratori e datori di lavoro: si stima che un'ampia applicazione dello smart working possa ridurre il traffico, l'inquinamento ma anche favorire una maggiore inclusione sociale.

D'altra parte le aziende pioniere sono molto soddisfatte dei risultati dello smart working. Microsoft lo ha introdotto oltre dieci anni fa: fin dai primi giorni a tutti i lavoratori vengono consegnati gli strumenti per lavorare da remoto (smartphone e laptop), nessuno ha l'obbligo di presenza in ufficio. I dipendenti vengono responsabilizzati rispetto ai risultati e premiati in base al contributo individuale portato al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Rappresenta una buona pratica anche l'organizzazione del lavoro all'interno di Whirlpool, che introdurrà il lavoro agile all'inizio del 2018.

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