lunedì 30 aprile 2012
​È tutto pronto a Rieti per la manifestazione sindacale del 1° maggio, che vedrà nel capoluogo reatino la partecipazione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Intanto l'Ilo lancia l'allame disoccupazione in Italia: ha raggiunto il 9,7 per cento nell'ultimo trimestre 2011, "ma il tasso reale è più alto".
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È tutto pronto a Rieti per la manifestazione sindacale del 1° maggio, che domani mattina, eccezionalmente, vedrà nel capoluogo reatino la partecipazione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Un corteo, a partire dalle ore 10 da piazza Mazzini, si snoderà per le vie cittadine per concludersi, intorno alle 12, in piazza Cesare Battisti, dove i tre segretari generali interverranno (diretta su Rai Uno dalle 12.05). Per l'occasione sono attese in città tra le 5 e le 6mila persone, 100 i pullman secondo le stime delle organizzazioni sindacali. "Cgil, Cisl e Uil - hanno illustrato le segreterie provinciali questa mattina nel corso di una conferenza stampa -hanno deciso di celebrare la Festa del Lavoro a Rieti, perché città-luogo simbolo di tutte quelle realtà italiane in grave crisi occupazionale, cui occorrerà assicurare seri e coerenti progetti di crescita per ripartire verso un domani migliore. La crisi che investe Rieti, peraltro, è la coda lunga di una continua serie di dismissioni, delocalizzazioni, fallimenti societari - hanno aggiunto Cgil, Cisl e Uil - che hanno colpito il nucleo industriale reatino negli ultimi dieci anni, pressoché annullando quel 'boom' registrato agli inizi degli anni Settanta. Un tasso di disoccupazione che supera il 30 per cento, rappresenta una fotografia impietosa di un territorio ripiegato su se stesso, con una Regione che sempre più spesso sembra dimenticarsi di Rieti con il risultato di non riuscire a garantire nemmeno un'adeguata assistenza sanitaria, con una totale impotenza dei politici nazionali e locali - hanno concluso - nel controbilanciare fughe di multinazionali e fallimenti di aziende all'interno di un tessuto imprenditoriale, incapace di rigenerarsi e attirare nuovi capitali".
NUOVO ALLARME DISOCCUPAZIONE PER L'ITALIANuovo allarme disoccupazione per l'Italia. Questa volta a lanciarlo è l'Ilo, l'agenzia specializzata sul lavoro dell'Onu, nel suo rapporto mondiale 2012. Ha raggiunto il 9,7% nel quarto trimestre 2011 e, soprattutto, il tasso reale potrebbe essere più alto vista la massa di lavoratori in cassa integrazione. Di fronte a questo dato, attenzione alla norme di austerità, che rischiano di alimentare la recessione. Non solo. Il debito pubblico va tagliato, ma senza rinunciare agli investimenti. È ancora una volta più evidente che servono politiche per la crescita, commentano i sindacati.
La disoccupazione in Italia, certifica l'Ilo, raggiunge nel quarto trimestre 2011 il livello più alto dal 2001, al 9,7%. Ma "il tasso reale potrebbe essere più alto", perchè ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250mila lavoratori in cig". Le categorie più colpite sono quella dei giovani e quella dei disoccupati di lungadurata. La disoccupazione giovanile, salita al 32,6% durante il 4° trimestre del 2011, è più che raddoppiata dall'inizio del 2008. Allo stesso modo, i disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% del totale dei disoccupati durante il 4° trimestre del 2011. Inoltre, prosegue l'Ilo, molti lavoratori escono completamentefuori dal mercato del lavoro: nello scorso anno, il tasso dei lavoratori che non cercano più lavoro ha raggiunto il 5% del totale della forza lavoro. Il numero dei Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione) ha raggiunto il livello "allarmante" di 1,5 milioni. "Seri problemi" esistono anche riguardo alla qualità dei posti di lavoro creati. Dall'inizio della crisi, laproporzione dell'occupazione a tempo determinato e a tempo parziale è aumentata fino a raggiungere rispettivamente il 13,4% e il 15,2% dell'occupazione totale. Inoltre, il 50% del lavoro a tempo parziale eil 68% del lavoro a tempo determinato non è frutto della libera scelta dei lavoratori.
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