venerdì 6 novembre 2009
Dopo la più lunga e pesante recessione dal dopoguerra, le principali economie industrializzate si preparano al rimbalzo. Dall'Italia - secondo l'Ocse - arrivano i segnali più forti di un'attività economica che risae la china. Tremonti: «Dopo anni di declino il tempo è stato galantuomo: dobbiamo insistere».
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    Dopo la più lunga e pesante recessione dal dopoguerra, le principali economie industrializzate si preparano al rimbalzo. E dall'Italia - secondo l'Ocse - arrivano i segnali più forti di un'attività economica che vuole risalire la china. Per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dopo anni di declino "il tempo è stato galantuomo: dobbiamo insistere".Mentre dall'agenzia di rating Moody's arrivano segnali in chiaroscuro sul bilancio italiano (è "stabile ma fragile"), il 'Composite Leading Indicator' di settembre calcolato dall'Ocse "punta fortemente alla crescita in Italia, Francia, Gran Bretagna e Cina", si legge in una nota dell'organizzazione parigina. Segnali meno decisi di espansione arrivano da Canada e Germania, mentre "la ripresa è chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone, e negli altri paesi dell'Ocse". A settembre il superindice ha segnato nei 30 paesi membri un rialzo di 1,3 punti su agosto, e di 3,4 punti rispetto a settembre 2008, salendo a 100,6 e riguadagnando i 100 punti che delimitano l'espansione. Il livello più elevato spetta all'Italia che si colloca a 105,6 contro il 104,6 della Francia, il 103,2 della Cina, il 103,9 della Gran Bretagna, il 101,9 della Germania e il 99,2 degli Usa. E l'Italia è il paese con il maggiore rimbalzo dell'attività  rispetto a settembre 2008 (+10,8 punti), seguita da Francia (+8,4), Cina e Gran Bretagna (+7,0) ed Eurolandia (+6,3). La Penisola se la cava egregiamente anche rispetto ad agosto 2009, con +1,3 punti come la Gran Bretagna, quasi in linea con la media di Eurolandia (+1,4) e poco al di sotto di Germania (+2,0) e gran Bretagna (+1,7).Le cifre dell'Ocse non significano che l'Italia o la Francia cresceranno più della Cina, che viaggia a tassi di espansione superiori all'8%. Si tratta, piuttosto, di una stima del ciclo economico che guarda in avanti, "da interpretare con cautela - avverte l'Ocse - perchè l'anticipato miglioramento dell'attività economica, rispetto al suo potenziale, può essere in realtà il frutto di un "calo del potenziale di crescita di lungo termine". Di fatto, dall'Italia arrivano i segnali di rimbalzo più forte, merito anche dei livelli produttivi particolarmente bassi toccati nel 2008. "L'Ocse - ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - ci considera il paese più performante, cioè con più capacità di incremento del pil". "Sono tanti anni che stavamo indietro: sembrava che altri fossero pecore bianche e noi quella nera per usare un linguaggio scozzese", ha commentato Tremonti dal G20 di St Andrews, in Scozia. "Non è così. Stiamo andando nella media dei grandi paesi, nella media dell'Europa". Resta il nodo dei conti pubblici: Alexander Kockerbeck, senior credit officer di Moody's, dice che "l'Italia è la settima potenza mondiale, la quinta esportatrice e ha una base molto ampia e diversificata. Deve quindi cercare di mantenere questa posizione alla luce della costante perdita di quote di mercato che dura da anni e che crea problemi di produttività e di frammentazione delle produzioni. Tutto ciò rappresenta una sfida per il Paese, che si trova comunque in un punto di partenza molto alto". Quanto al Pil italiano, in recessione dal secondo trimestre 2008, "dopo due trimestri andati male (-2,1% a gennaio-marzo e -2,7% a aprile-giugno) il terzo trimestre dovrebbe vedere il ritorno alla crescita poco sotto l'1%", dice Luigi Speranza, economista di Bnp Paribas a Londra. "Non solo in Italia - avverte però l'economista - il problema è il trend di peggioramento del mercato del lavoro, che rischia di durare parecchio pesando sui consumi".
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