giovedì 12 aprile 2018
La crisi economica ha accentuato le diseguaglianze sociali, assenza di una tassa di successione e imposte sui redditi "basse" sono i due parametri che la rendono utile
L'Ocse: in Italia serve la tassa patrimoniale

In Italia crescono le diseguaglianze e dall'Ocse arriva un appello ad introdurre una tassa patrimoniale per contenere il fenomeno della polarizzazione della ricchezza. Il nostro è uno dei Paesi dove, dopo la crisi economica dell'ultimo decennio, la disuguaglianza sociale è più aumentata e dove la concentrazione di ricchezza verso l'alto è diventata più evidente. Nel rapporto 'The Role and Design of net wealth taxes' pubblicato oggi l'organizzazione spiega quindi che uno dei modi per ridurre più velocemente i divari di ricchezza è l'imposizione della tassa patrimoniale. L'Ocse esamina l'utilizzo della patrimoniale - storicamente e ai nostri giorni - nei Paesi membri ed evidenzia tutti i pro e i contro della tassa. I risultati indicano che, in generale, la necessità di adottare "una tassa sulla ricchezza netta" è minima nei Paesi dove sono applicate su larga scala le tasse sui redditi e sui capitali personali, comprese le imposte sulle plusvalenze, e dove le tasse di successione sono ben disegnate. In questi casi la patrimoniale potrebbe avere effetti addirittura "distorsivi". Al contrario, potrebbe funzionare ed essere utile dove la tassa di successione non esiste e dove le imposte sui redditi sono particolarmente basse. Inoltre "oltre alle considerazioni fiscali, potrebbe esserci anche una maggiore giustificazione per un'imposta patrimoniale netta in un Paese che mostra alti livelli didisuguaglianza della ricchezza come un modo per ridurre i divari a un ritmo più veloce". Analizzando l'andamento negli ultimi anni della distribuzione del reddito e della ricchezza a livello internazionale, l'organizzazione sottolinea quindi che "dopo la crisi, sono proseguite le tendenze verso una maggiore disuguaglianza di ricchezza. Dati comparabili per sei paesi Ocse (Australia, Canada, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti) indicano che, dalla crisi, la concentrazione di ricchezza al vertice è aumentata in quattro di essi (Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito), mentre la disparità di ricchezza nella parte inferiore della distribuzione è aumentata in tutti i paesi tranne che nel Regno Unito.

Intano sempre oggi l'Ocse ha diffuso i dati sul lavoro. Il tasso di disoccupazione nei Paesi dell'Ocse è rimasto stabile al 5,4% nel febbraio 2018. Nell'insieme della zona, afferma l'organismo internazionale consede a Parigi, 34,2 milioni di persone erano senza lavoro, 1,5 milioni in più rispetto all'aprile 2008, ma 14,9 milioni in meno rispetto al picco del gennaio 2013. Nella zona euro, il tasso di disoccupazione è calato di 0,1 punti, a 8,5%, con diminuzioni di 0,2 punti o più in Lettonia (calo di 0,3 punti, a 8%) e in Italia (-0,2 punti, a 10,9%). Il tasso di disoccupazione tra i giovani (15-24 anni) è invece in leggero aumento nella zona Ocse (a 11,3%). Nella zona euro, l'aumento più forte (di 0,3 punti) viene segnalato in Austria (a 9,8%) e Italia (a 32,8%). Forti riduzioni invece in Lettonia (-1,1 punti a 16,5%) e Spagna (-0,4punti a à 35,5%) e Lussemburgo (-0.3 punti a 13,8%).

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