giovedì 12 ottobre 2017
L'economista Yashiv analizza l'acquisto più costoso della storia del calcio: perché abbia senso finanziario, il giocatore deve portare, da solo, 111 milioni di ricavi in più ogni anno al Psg.
I palleggi di Neymar alla presentazione al Parco dei Principi, il 2 agosto 2017

I palleggi di Neymar alla presentazione al Parco dei Principi, il 2 agosto 2017

Se per il Paris Saint Germain i 222 milioni di euro spesi per comprare Neymar sono un investimento, allora hanno sbagliato i conti. Eran Yashiv, ricercatore dell’Università di Tel Aviv, si è cimentato nello studio dell’operazione più costosa della storia del calciomercato da «una seria prospettiva economica» ed è arrivato alla conclusione che molto difficilmente dal punto di vista finanziario l’acquisto del campione brasiliano può stare in piedi.

Yashiv ha elaborato un’equazione, dove da un lato ci sono i 222 milioni spesi dal Psg per il cartellino del giocatore del Barcellona, mentre dall’altro c’è la differenza tra i ricavi della squadra (521 milioni di euro nel 2016) e lo stipendio di Neymar (45 milioni di euro all’anno lordi) per i cinque anni del contratto.

Applicando un tasso di sconto dell’1%, ipotizzando una tassa sui redditi di impresa del 30% e mettendo a zero la possibilità che il giocatore resti fermo per infortunio, il ricercatore israeliano calcola che il break even dell’operazione è a 111 milioni di euro l’anno. Significa che se Neymar non genererà almeno questa quantità di ricavi per il Psg l’acquisto sarà economicamente una perdita. Se poi si include nel calcolo l’ipotesi di un infortunio nei 5 anni e si considerano anche i 38 milioni di commissioni pagate dal club degli emiri del Qatar, gli incassi che Neymar dovrà portare ogni anno schizzano a 151 milioni di euro.



Difficile riuscirci, anche per uno dei calciatori più forti del mondo: nemmeno vincere la Champions League per tutti i cinque anni di fila di per sé basterebbe, dato che chi conquista la coppa incassa in genere una cifra attorno ai 100 milioni di euro. Quindi, conclude Yashiv, è evidente che questo acquisto stellare, come molti altri nel mondo del calcio, non ha nessun senso economico. Non capita sempre: applicando lo stesso calcolo all’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte del Real Madrid nel 2009 i conti tornano: al campione portoghese “basta” portare 40 milioni di ricavi all’anno perché la squadra ci guadagni. Ma sono casi rari, a queste cifre.

Il ricercatore conclude invocando un intervento della politica, tramite regole e tasse, per «mettere le risorse spese per i Neymar del futuro in progetti di maggiore utilità sociale». Certo, sarà difficile. Ormai da qualche anno la partita del calcio europeo è tutta giocata tra sceicchi, oligarchi russi e misteriosi investitori asiatici. Se volessero dedicare le loro enormi ricchezze all’utilità sociale, non avrebbero comprato squadre di calcio.

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