Intervista. Murphy: «Pagare le tasse per il futuro dei nostri figli»


Silvia Guzzetti sabato 7 gennaio 2017
L’economista britannico Richard Murphy, autore dei libri «La gioia delle tasse» e «I paradisi fiscali. La vera storia della globalizzazione»
Murphy: «Pagare le tasse per il futuro dei nostri figli»

Se i Panama papers hanno denunciato i paradisi fiscali offshore, grazie ai quali i potenti evitavano di pagare milioni di dollari in tasse, e la Apple è stata costretta a versare 13 miliardi di imposte arretrate al governo irlandese lo dobbiamo anche a Richard Murphy. Professore di politica economica internazionale alla City University di Londra e autore di La gioia delle tasse, volume che ha il coraggio di dimostrare che la maggior parte delle persone, pur lamentandosi, sono contente di versare buona parte del proprio stipendio al Fisco, Murphy si batte da una vita contro evasione, paradisi fiscali e società offshore. Ha firmato I paradisi fiscali. La vera storia della globalizzazione e le sue idee sono riuscite a farsi strada raggiungendo le istituzioni internazionali. «Dieci anni fa proposi che ogni società globale rendesse pubblici i propri conti, in ogni paese dove operava, così da essere tassata e questa è oggi prassi dell’Ocse » spiega Murphy.

«Così è capitato anche per il concetto di scambio automatico di informazioni, l’idea di uno standard, nel settore tributario, per lo scambio di informazioni su conti bancari e depositi esteri dei contribuenti. Eppure mi prendevano in giro, quando lo proposi, nel 2005 » . Insomma bisognerà aspettare il 2026 per scoprire se i governi hanno adottato la ricetta per la ripresa economica proposta da Murphy nel suo ultimo libro anche se «l’Ocse e il Fondo monetario internazionale hanno cominciato a dire ai governi di prendere in prestito soldi per investire e alcuni partiti, tra i quali il partito laburista britannico, hanno suggerito di usare il Quantitative easing per investimenti in ferrovie, case, scuole e ospedali invece che per sostenere banche o mercati finanziari», spiega l’autore.

Murphy definisce l’austerità fiscale « una pazzia economica quando in un paese non esiste la piena occupazione perché significa che lo Stato non sta facendo tutto il possibile per garantire a chi lo voglia la possibilità di lavorare, guadagnare e pagare tasse » . L’autore de La gioia delle tasse definisce «un’assurdità» la corsa disperata dei governi a pareggiare il bilancio. «Sono un contabile, prima di essere un economista, una combinazione un po’ insolita che mi consente di vedere che i governi cercano di fare quello che le aziende non farebbero mai ovvero pareggiare il bilancio, assicurandosi che, alla fine dell’anno, vi sia la stessa quantità di contante dell’inizio.

Nel mondo del business, al contrario, si cerca di massimizzare i profitti senza preoccuparsi di un flusso monetario equilibrato. Anzi, si prende in prestito, se necessario, senza farsi troppi problemi, purché alla fine dell’anno vi siano dei guadagni». «Perché, a livello di governo, vogliamo fare qualcosa che nessuna azienda farebbe mai ovvero mettere al primo posto il pareggio dei soldi invece dei guadagni? » si chiede Murphy. «La maggior parte delle pensioni del settore privato, in tutto il mondo, sono sottoscritte da titoli di Stato per i quali c’è una domanda enorme, in questo momento, in tutto il mondo. Eppure i governi non la evadono. Generare debito per investire in edilizia, trasporti, energia pulita e nuove tecnologie vuol dire puntellare la ricchezza delle generazioni future. Penso che questi debiti siano ricchezza, l’eredità dei giovani, non un carico per loro come sostengono i politici». Murphy racconta come sua moglie, ammalata di cancro, sia sopravvissuta grazie a un’operazione urgente pagata dal servizio sanitario nazionale.

«Certo, tutti ci lamentiamo delle tasse come anche dei prezzi di cibo, gas e elettricità, perché preferiremmo divertirci, uscire con gli amici, andare in vacanza o a teatro. Lagnarsi è lo sport nazionale preferito – spiega Murphy -, ma in realtà le ricerche dimostrano che il 70% delle persone capiscono quanto questi soldi, che danno allo Stato, siano importanti e come essi garantiscano la nascita sicura dei loro figli, la loro istruzione, la sicurezza delle nostre case e delle nostre strade e anche il funzionamento dei mercati attraverso regolamenti adeguati».

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