mercoledì 18 maggio 2022
Il responsabile per la promozione del sostegno economico: "Le firme sono calate anche per effetto della pandemia. Ora prendiamoci cura della Chiesa come in una famiglia"
Massimo Monzio Compagnoni

Massimo Monzio Compagnoni

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Da due anni Massimo Monzio Compagnoni è il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Due anni particolari, in cui la pandemia ha pesantemente condizionato anche il suo lavoro, come del resto la vita di tutti. Ma Monzio Compagnoni non è tipo che si scoraggi facilmente e ha comunque portato avanti il processo di rinnovamento di questo delicato settore della vita della Chiesa italiana. E se nell’ambito delle offerte deducibili per i sacerdoti ha iniziato un processo di digitalizzazione della raccolta fondi e della comunicazione (è appena nato, infatti, il sito www.unitineldono.it), in quello dell’8xmille sta iniziando a misurarsi con il pesante impatto che il Covid ha avuto anche sulle firme degli italiani.

Gli ultimi dati pubblicati dal Ministero delle Finanze la preoccupano, direttore?

Non parlerei di preoccupazione ma di attenzione ad un fenomeno iniziato 16 anni fa e accentuatosi nel 2020, quando abbiamo registrato un calo importante (circa un milione di unità) nel numero di quanti hanno scelto di firmare per la Chiesa cattolica (rimasti comunque superiori ai 12 milioni). La percentuale è passata dal 77 dell’anno precedente a poco meno del 72%. E contemporaneamente le firme destinate allo Stato sono passate da 2,8 a 3,8 milioni.

Perché vede questi due dati tra loro collegati?

Non è difficile intuirne il motivo, visto che ci stiamo riferendo all’anno d’inizio della pandemia: sono stati moltissimi i cittadini che, animati da un profondo senso civico, hanno cercato di aiutare in ogni modo la “macchina dello Stato”, che vedevano provata dalla crisi delle strutture sanitarie, senza però rendersi conto dell’enorme sforzo fatto, contemporaneamente, anche dalla Chiesa, che ha accolto quasi due milioni di persone che non erano più in grado di far fronte agli impegni quotidiani.

Possiamo parlare di un calo “fisiologico”, quindi?

Diciamo che dopo il lento ma costante calo degli ultimi anni, il 2020 ha rappresentato un evento in parte inaspettato ma forse “provvidenziale”.

In che senso?

Forse avevamo proprio bisogno di renderci conto che le percentuali altissime che da sempre hanno caratterizzato le firme per la Chiesa cattolica in questi ultimi trent’anni, non possono essere considerate un destino immutabile e automatico, quasi fosse in qualche modo garantito.

Intende dire che, come è accaduto nel 2020 a causa della pandemia, si potrebbe nuovamente andare incontro ad altri cali nel numero delle firme?

È una possibilità. Dei fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica è sempre stato fatto un ottimo uso. Scrupoloso, accuratamente rendicontato, e che ha prodotto risultati straordinari nei tre ambiti previsti dalla legge 222 del 1985: il servizio ai poveri (in Italia e nei paesi più poveri del mondo), il sostegno all’azione di culto e pastorale della Chiesa (compresa la manutenzione delle nostre moltissime chiese) e il sostentamento dei sacerdoti. Eppure non possiamo accontentarci di questo. È giunto il momento di fare un passo avanti ulteriore.

A cosa si riferisce?

Mi riferisco al coinvolgimento delle nostre comunità e di ciascuno di noi. Bisogna riscoprirci parte del corpo della Chiesa, sentirci talmente “dentro” da prendercene cura come si fa in una famiglia. Ogni singola firma ha un grande valore perché, che io sia un milionario o un semplice operaio, un pensionato o un disoccupato, il peso della mia firma nello stabilire la destinazione di quei fondi è assolutamente lo stesso. Come accade per il voto politico o amministrativo nel segreto dell’urna.

E ritiene che siano ancora troppi gli italiani che non si avvalgono di questo diritto?

Sì. Penso specialmente a quanti non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, specialmente a tanti pensionati, che per non conoscenza, per la difficoltà della procedura e forse anche per un po’ di pigrizia, rinunciano ad avvalersi di un loro sacrosanto diritto.

Cosa farete per contrastare questa situazione?

Sono già molte le realtà parrocchiali che si stanno impegnando per aiutare i pensionati a firmare e mi auguro che diventino sempre di più. In un ideale abbraccio tra le generazioni, è fondamentale che i più giovani e attivi nella vita economica e fiscale del Paese coinvolgano anche coloro che sono usciti da quella fase anagrafica del proprio percorso, ma rimangono comunque protagonisti della vita comunitaria. Nelle comunità cristiane non ci sono fratelli di serie A e di serie B, nello stesso modo in cui non possono esserci cittadini più o meno importanti nella vita quotidiana della comunità.

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