sabato 28 ottobre 2017
Sta partendo la prima campagna di equity crowdfunding in Italia con un progetto che unisce i due concetti. Mentre il numero reale delle colonnine pubbliche di ricarica resta ancora un mistero
Una delle colonnine di ricarica del Progetto EVA+ installate ogni 60 km tra Milano e Roma in prossimità delle uscite autostradali

Una delle colonnine di ricarica del Progetto EVA+ installate ogni 60 km tra Milano e Roma in prossimità delle uscite autostradali

Investire nel settore della mobilità elettrica ricevendo, in proporzione all'investimento, quote di capitale societario. L'idea è
innovativa, almeno per quanto riguarda il settore. Si tratta infatti della prima campagna di equity crowdfunding in Italia che mette insieme mobilità elettrica e turismo sostenibile. A proporla è Route220, operatore privato leader nella gestione e installazione di stazioni di ricarica del network europeo evway per veicoli elettrici, che lancerà tra pochi giorni la sua campagna di raccolta fondi. Il target è stabilito a 500mila euro, partendo da una quota partecipativa minima per investitori privati e professionali di 10mila euro.

Al di là dell'iniziativa e del suo possibile successo – evidentemente legato all'espansione della motorizzazione elettrica nel nostro Paese – i numeri per ora percentualmente irrilevanti di questo tipo di mobilità (mediamente lo 0,1% sul totale delle nuove immatricolazioni) sottendono un mercato in forte espansione nei prossimi anni. La mobilità a batteria è oggi l’unica soluzione reale, efficace e già disponibile, per contribuire in maniera significativa alla riduzione delle emissioni inquinanti e quindi alla protezione del clima. In Italia però oggi il parco circolante dei veicoli elettrici è solamente di 10.000 unità in tutto. Il contesto diventa più interessante nello scenario ipotizzato da Route220: con il sistema di ricarica integrato di questo operatore infatti, le città italiane, insieme a quelle europee, si aprirebbero ad un potenziale di flussi di visitatori e utenti finali di oltre 1 milione di turisti elettrici, i cosiddetti "ev-driver". La piattaforma tecnologica open evway di Route220, interoperabile con accordi di roaming con oltre 40 operatori europei, permette infatti l'accesso diretto a oltre 20mila punti di ricarica già attivi in 24 Paesi e fornisce la mappatura di circa 100mila punti di ricarica, diversamente accessibili, in tutta Europa. L'utente può trovare la posizione della ricarica adatta per il proprio veicolo, pagare direttamente dal proprio smartphone e pianificare i viaggi aggiungendo valore alla sosta con la visita di luoghi di interesse storici e culturali. Il sogno, in pratica, è quello di offrire la possibilità di scoprire l'Italia in automobile seguendo le colonnine di ricarica.

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Fin qui il progetto. Ma è proprio sui numeri, e sulla loro difformità, che si gioca una partita ancora molto confusa, a riprova che la mancanza di un Ente di coordinamento e di riferimento unico penalizza enormemente lo sviluppo della mobilità elettrificata. Dando retta alle cifre di EAFO, l'Osservatorio Europeo dei carburanti alternativi, oggi l'Italia disporrebbe di 2.228 colonnine di ricarica pubbliche. Secondo Route220 sarebbero 1.750 – e 7.500 quelle private (l'80%) –. Secondo altre rilevazioni (riportate da Omniauto.it) i punti di rifornimento a libero accesso sarebbero invece 4.207 (in 2.108 postazioni), cifra che posizionerebbe l'Italia in un dignitoso quinto posto europeo dietro a colossi dell'elettrico come Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia. Quel che è certo è che Enel ne gestisce poco meno della metà, sia a velocità standard che veloce a corrente continua, molto più diffuse all'estero che in Italia, ma presto in crescita grazie al progetto EVA+ che prevede l'installazione, in tre anni lungo le tratte extraurbane, di 200 colonnine di ricarica veloce, 180 in Italia e 20 in Austria. Il programma, co-finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito di "Connecting Europe Facility", vede la collaborazione di alcuni costruttori (Renault, Nissan, BMW e Volkswagen) e attraverso questo primo gruppo di installazioni è stata "elettrificata" proprio in questi giorni la tratta Roma-Milano, con una infrastruttura di ricarica ogni 60 km.

Ma la classifica che risulta più sorprendente (e che ribalta il principale luogo comune a riguardo) è quella che rapporta il numero
di punti di ricarica al numero di auto elettriche e ibride plug-in vendute negli ultimi tre anni e mezzo
. In questo caso l'Italia – secondo i conteggi di Omniauto.it – risulta sesta assoluta in Europa con 2,23 auto/colonnina, il che significherebbe che il mercato dell'auto elettrica è meno sviluppato della sua tanto criticata infrastruttura di ricarica. I numeri reali della quale però, come abbiamo verificato, restano incredibilmente avvolti nel mistero.

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