mercoledì 31 marzo 2021
Dal 2013 a oggi sono passate oltre 120 start up e sono stati creati 1.500 posti di lavoro
La sede di Lventure Group a Roma

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La "fabbrica delle start up” è nata nel 2013 grazie alla collaborazione tra LVenture Group (Lvg) e l’Università Luiss Guido Carli. Oltre 9mila metri quadrati per lo spazio dislocato a Roma, nell’ala storica della Stazione Termini di Via Marsala 29H: è il più grande acceleratore d’Europa. Finora sono passate oltre 120 realtà e sono stati creati 1.500 posti di lavoro. Un grande open space su tre piani, alte pareti bianche e luminose, e lunghi corridoi da percorrere anche in monopattino, dove start up in crescita e imprese innovative già attive sul mercato possono sviluppare i loro progetti imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico. Per Luigi Capello, chief executive officier di Lvg, si tratta una vera e propria "Silicon Valley" italiana: «Nonostante la pandemia, diamo una risposta formidabile al bisogno di innovazione e autoimprenditorialità, soprattutto dei giovani, con una visione sempre più internazionale e attenta a investire nella formazione del capitale umano: abbiamo costruito un ecosistema aperto a tutti e in grado di fornire le competenze necessarie».

Attualmente sono più di 80 le start up presenti nel portafoglio, hanno raccolto 99 milioni di euro, di cui 19 investiti direttamente da Lvg e 80 da co-investitori pubblici e privati. Una formula di successo, tanto che nel 2017 ha aperto il Milano Luiss Hub. Questa "fabbrica delle start up" è diventata interlocutore privilegiato e fulcro dell'ecosistema delle imprese interessate a crescere sul mercato sia romano che internazionale. «Abbiamo creato un hub per l’innovazione perché crediamo nel suo valore e i risultati che stiamo ottenendo ci danno conferme - spiega Capello -. Questo non è un traguardo, ma un punto di partenza: in questi spazi potremo continuare a crescere, facendo nascere sempre più start up e mettendole in contatto sia con gli investitori che con le aziende, che oggi hanno bisogno di accesso all’Open Innovation. Nove su dieci delle start up uscite dal programma di accelerazione ricevono investimenti da terzi. Ciò vuol dire un tasso di successo di oltre il 90%, che ci ha fatto guadagnare visibilità internazionale».

Accelerare il processo di digitalizzazione in Italia è fondamentale per incrementare la produttività del Sistema Paese e rilanciarne la competitività e l’attrattività nello scenario globale. Un percorso di trasformazione nel quale Lvg ha un ruolo di rilievo. «Il nostro è un portafoglio molto vario - aggiunge il ceo - perché siamo investitori iniziali e operiamo nel mondo digitale in modo ampio: dai diritti musicali ai big data, passando per l’Iot e l’insurtech. Selezioniamo 20 start up italiane l’anno, con l’obiettivo di farle crescere e di scalare a livello internazionale, fino ad arrivare all’exit». Ossia un processo di cessione delle quote d’investimento che può giungere attraverso una quotazione della società in Borsa, l’acquisto del 100% da parte di altre aziende o la cessione del singolo pacchetto azionario di proprietà del venture capital. Merito di un ambiente dove si sono sviluppate relazioni tra investitori, sponsor e partner che aiutano ad aumentare il tasso di successo delle start up. «Il punto di forza del nostro modello di business - sottolinea Capello - è quello di aver sviluppato un ecosistema e una pipeline finanziaria per lo sviluppo delle start up unica in Europa, con una rete di partner strategici creata nel tempo, ma un’altra nostra caratteristica vincente è quella di credere per primi nelle start up in cui investiamo i nostri capitali».

Solo nel 2020 le start up di Lvg hanno raccolto 24 milioni di euro (tre investiti direttamente e 21 da parte di co-investitori). Sono otto le exit realizzate da Lvg. La più recente, in piena pandemia, ha visto la cessione di Lybra Tech al Gruppo Zucchetti per un milione di euro (con un ritorno di investimento del 4,25 e un Irr del 172%). Inoltre è stata rafforzata la collaborazione strategica con Lazio Innova e Cdp Venture Capital Sgr.

«Altrove - conclude il ceo di Lvg - c’è un indirizzo politico forte, che crede nel venture capital come motore per far crescere la nuova occupazione e, di conseguenza, il sistema economico. In Italia c’è anche un problema di cultura imprenditoriale, con poche nuove imprese nate negli ultimi 30 anni. Ma le cose stanno cambiando: soprattutto oggi ci sono tanti ragazzi con una grande voglia di fare e con una grande fame che li spinge a ottenere grandi risultati. La creatività e la diffusione di un nuovo spirito imprenditoriale può essere veramente la chiave per il rilancio del nostro Paese».



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