venerdì 14 marzo 2014
​Ci sono tre milioni di posti. La scommessa Ue sull’occupazione. L’eurodeputata Comi: non sprechiamo le opportunità che arrivano dalle istituzioni e dai Paesi membri
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«Ci sono 3 milioni di posti di lavoro an­cora vacanti nell’Unione Europea perché non si trovano figure adeguate. E da qui al 2020, secondo le stime della Commissione Ue, gli ambiti che presentano maggiori prospettive oc­cupazionali per il futuro sono la green e­conomy, la sanità e i nuovi settori legati alle tecnologie dell’informazione e del­la comunicazione. Di fronte al perdu­rante della crisi, un’esperienza formati­va fuori dall’Italia è una scelta da non sottovalutare, visto che spesso compor­ta la possibilità di ritornarci con mag­giori chance di trovare un impiego».

Non è il 'vattinni, vattene' del vecchio Alfre­do al giovane Totò di «Nuovo Cinema Pa­radiso » in una Sicilia disperata di futuro nel film premio Oscar di Tornatore del 1988. Anche perché oggi è l’intera Italia a rischiare di essere Sud, in una Europa a due velocità. Quello che lancia l’euro­deputata Lara Comi (Forza Italia/Ppe), approdata a Bruxelles nel 2009, è un in­vito ad aprire gli orizzonti. Anche attra­verso un’intensa campagna informativa sulle occasioni di lavoro che ci sono in Europa e sulla «battaglia Ue» contro la disoccupazione . Il contesto in cui si muovono i ragazzi i­taliani è arcinoto. È senza lavoro il 42,4% degli under 25 (il 12,9% il tasso genera­le a gennaio). In Europa è in media del 23 %: i tassi più bassi sono in Germania, dov’è al 7,5%, e in Austria all’8,6%; e ha picchi in Spagna al 57,7% e in Grecia al 57,9%. Dei 14 milioni di Neet (ragazzi sotto i 30 anni che non studiano né lavorano) che ci sono in Euro­pa, oltre 2 milioni sono in Italia. La perdita e­conomica imputabile al disimpegno dei giova­ni dal mercato del lavoro è stata stimata a 153 miliardi di euro, l’1,2% del Pil Ue. Una situazio­ne che non migliora. E anche di fronte a una auspicata e prevedibile ripresa, l’occupazione resta al palo. Nel 2013 l’Italia ha perso 478mila occupati, come evidenzia l’ultimo drammatico bollettino di guerra diffu­so da Confartigianato. L’immagine dei giorni scorsi di quasi 5mila maturandi che hanno occupato la fiera MilanoCity per guadagnare uno dei 172 posti dei corsi di laurea a numero programmato in Medicina e chirurgia dell’Università Vita-Salu­te San Raffaele di Milano è piuttosto eloquente. E mercoledì è arrivato il Jobs Act – prima parte – del go­verno: «Vedremo che cosa darà in termini di contra­sto alla disoccupazione, soprattutto quella giova­nile – osserva Comi –. An­che se non si creano posti di lavoro per legge. Ma nell’attesa di risposte, non sprechiamo le opportunità che arriva­no dall’Europa. Dalle istituzioni euro­pee, ma anche dai Paesi membri». Il 2014 è anche l’anno della Youth gua­rantee, che intende assicurare a tutti i giovani under 25 (l’esecutivo lo ha e­steso agli under 29, ndr ) – un’offerta di lavoro o di formazione entro 4 mesi dal­la fine degli studi o dall’inizio della di­soccupazione. «Le varie istituzioni eu­ropee, Parlamento, Commissione, Bei, Bce, Mediatore europeo, Corte di Giu­stizia, Comitato delle regioni, solo per citarne alcune, offrono spesso stage e tirocini che possono diventare un’occasione di ingres­so nel mondo del lavoro». Uno strumento mol­to utile è Eures, il portale europeo della mobi­lità professionale. Inserendo la propria candi­datura si possono conoscere le offerte di occu­pazione da 32 Paesi europei, che attualmente sono circa 2 milioni, con 32mila datori di lavo­ro registrati. Opportunità ma anche sfide (da affrontare e da vincere) per Bruxelles se vuole rappresentare davvero una risposta positiva in questi momenti difficili in cui sembrano raffor­zarsi i venti antieuropeisti. «Va costruita la piena cittadinanza europea – continua l’eurodepu­tata –: regole uguali per tutti, su­perando distorsioni nazionali su alcuni ambiti. A cominciare da quello del lavoro: il riconosci­mento delle qualifiche profes­sionali è un punto fondamenta­le in questo percorso. Grazie al lavoro della mia commissione abbiamo appro­vato in plenaria una delle direttive più lunghe in questo senso. In Europa si contano circa 800 professioni regolamentate, ma solo sette sono oggi automaticamente riconosciute in tutti gli Stati membri». E poi il tema dei temi: l’unione fiscale. «Fra moneta unica e parametri di bilan­cio comuni, non possiamo avere dei sistemi fi­scali così diversi fra i Paesi. Con più pesi e più misure sulla tassazione delle imprese, del lavo­ro, e sui servizi che si garantiscono ai cittadini in termini di welfare. L’Europa non può perde­re questa battaglia del futuro se vuole dimo­strare che non è solo regole e burocrazia».

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