lunedì 1 gennaio 2018
Non solo Alitalia e Ilva. C'è anche chi punta al rilancio internazionale, come Fincantieri e Atlantia. O alla fusione nel settore della mobilità e delle infrastutture come Fs-Anas
Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto

Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto

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Si preannuncia all'insegna di sfide cruciali il 2018 per le principali aziende italiane. C'è chi, come Ilva e Alitalia, dopo un 2017 vissuto "pericolosamente", guarda a quello che verrà come l'anno della svolta per ripartire e c'è chi, in acque ben più tranquille, si trova di fronte importanti scommesse per giocare la carta della crescita sui mercati internazionali, come Fincantieri e Atlantia, impegnate in grandi partite oltreconfine. Ma non solo. C'è anche Leonardo che punta a una nuova stagione di rilancio mentre sul fronte delle infrastrutture debutta il nuovo player che nasce dalla fusione Fs-Anas.

Uno dei dossier più complessi è sicuramente quello dell'Ilva, dove i colpi di scena sono all'ordine del giorno. A pesare come un macigno su questa vertenza è il ricorso al Tar della Regione Puglia e del Comune
di Taranto, mentre governo e sindacati vorrebbero stringere la trattativa per arrivare a un accordo sul piano di Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal. Ma venerdì scorso, dopo il Comune di Taranto, anche la Regione Puglia ha rinunciato alla richiesta di sospensiva al Tar sul dpcm che contiene il piano ambientale per Ilva. Un segnale di distensione che scongiura la chiusura per il 9 gennaio. L'auspicio espresso dal premier, Paolo Gentiloni, e dal ministro Carlo Calenda , è che il ricorso venga ritirato. Altro notizia positiva è il pagamento di oltre 30 milioni di debiti esigibili verso i fornitori dell'indotto pugliese.

Anche quello di Alitalia è un altro dossier che scotta. Dopo la clamorosa bocciatura da parte dei lavoratori del piano di ristrutturazione con il referendum di fine aprile, si è chiusa la stagione, che pure tante speranze aveva destato, targata Etihad, e la compagnia è in amministrazione straordinaria dal 2 maggio scorso. La
missione della terna commissariale, composta da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, è quella di vendere la compagnia. La procedura è nel vivo. Ma il 2018 sarà anche l'anno di un'altra importante aggregazione nel settore delle infrastrutture.

A quasi due anni dall'annuncio, la fusione tra Fs spa e Anas è arrivata al traguardo. «Il dado è tratto - ha annunciato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio. Il Mef e il Mit hanno firmato i relativi decreti e l'assemblea degli azionisti di Fs ha dato il via libera all'aumento di capitale di 2,86 miliardi mediante conferimento dell'intera partecipazione della società delle strade detenuta dal Mef. Quella che ora decolla è un'operazione dai grandi numeri. Infatti, con il conferimento di Anas nel perimetro delle Ferrovie dello Stato, il gruppo gestirà una rete di 44 mila chilometri in totale e darà lavoro a circa 81mila persone. Genererà un fatturato di 11,2 miliardi di euro, investimenti per 8,1 miliardi, con un patrimonio netto totale di 41 miliardi. E soprattutto una potenza di fuoco da 100 miliardi di investimenti. Nascerà, dunque, un soggetto imprenditoriale, che grazie allo sviluppo di sinergie, punta a competere sui mercati internazionali, soprattutto sul fronte della realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto non solo in Italia, ma con l'ambizione di espandersi anche sui mercati internazionali.

C'è un altro appuntamento clou che attende un'altra azienda dei trasporti: Ntv. La società di Italo, infatti, corre spedita verso l'appuntamento della quotazione in Borsa. A fine gennaio, il Consiglio di amministrazione delibererà sulla tempistica dello sbarco a Piazza Affari mentre il pool di banche italiane e straniere, costituito da Imi, Goldmann Sachs, Credit Suisse, Barclays e Unicredit è già al lavoro sul prezzo dell'ipo. Al momento, non c'è una data precisa; è escluso che questa possa avvenire nel primo trimestre del 2018. La decisione sarà legata alle condizioni di mercato e agli iter autorizzativi di Consob e Borsa italiana. La quotazione segna una passaggio cruciale nel percorso di crescita dell'azienda guidata da Flavio Cattaneo e Luca Cordero di Montezemolo. Una crescita sostenutadall'ampliamento della flotta e delle rotte. Ai primi 25 treni Italo Agv, si sono aggiunti nelle scorse settimane i primi quattro dei 17 nuovissimi Italo Evo, che porteranno complessivamente a un totale di 47 convogli. Aumenteranno così tratte e frequenze e, come annunciato da Montezemolo, arriveranno anche nuove assunzioni.

Da non dimenticare anche la traiettoria di Leonardo, che si interseca con quella di Fincantieri in una importante partita che entrerà nel vivo nel 2018. Dopo il colpo di scena, ad agosto, arrivato con la decisione del governo francese di nazionalizzare i cantieri navali di Stx quando ormai il gruppo navalmeccanico guidato da Giuseppe Bono era ormai a un passo dal traguardo, Italia e Francia nello scorso settembre hanno raggiunto un accordo che, oltre a sciogliere il nodo dei cantieri bretoni, definisce un percorso di integrazione sul militare tra Fincantieri e Naval Group. Il primo step è quello del perfezionamento dell'accordo per Stx, dove Fincantieri deterrà una quota del 50% più un 1% in prestito per 12 anni. Si attende ora la conclusione di alcuni passaggi da parte francese. A febbraio, Fincantieri presenterà il nuovo piano industriale che terrà conto del nuovo perimetro con Stx. Più tempo ci vorrà sul fronte militare: previsto un lavoro dei gruppi di studio fino al 30 giugno prossimo. Ed è qui che, per tutelare le proprie competenze, Leonardo punta a partecipare al tavolo negoziale con la joint venture Orizzonte Sistemi Navali, costituita al 51% da Fincantieri e al 49% da Leonardo.

Se Fincantieri guarda alla Francia, i riflettori di Atlantia sono sempre puntati alla Spagna. Ora, si attende la decisione della Cnmv, la Consob spagnola, alla controfferta su Abertis, presentata Acs, la società che fa capo al patron del Real Madrid Florentino Perez, attraverso la controllata tedesca Hochtief. Il via libera è atteso a gennaio. Il gruppo italiano ha, quindi, davanti diverse settimane per decidere come rispondere all'offensiva spagnola. Quello che è certo è che, come l'amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci ha ribadito, quella del gruppo italiano non è l'ultima offerta: quella presentata a maggio, che prevede 16,5 euro per azione in contanti oppure 0,697 azioni speciali del gruppo per ciascun titolo Abertis portato in adesione, non è l'offerta definitiva. Il gruppo, ha assicurato, ha «abbastanza risorse finanziarie per sostenere una eventuale guerra di rilanci».

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