lunedì 12 dicembre 2022
In Italia più della metà arrivano da paesi extra Ue, Ucraina in testa. La richiesta da parte delle famiglie aumenta ma non si trovano persone da assumere
Assindatcolf: sevono quote flussi specifiche per i lavoratori domestici
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Rumeni e ucraini sono i più numerosi ma uno su tre è italiano. I lavoratori domestici in Italia con un regolare contratto sono 961mila. Di questi, in base ai dati Inps relativi al 2021, 672mila sono stranieri, circa il 70% del totale. Sebbene la nazionalità maggiormente rappresentata sia quella romena (con 145mila addetti impiegati nel comparto) la componente non comunitaria è quella prevalente: su 672mila lavoratori stranieri, infatti, solo 158mila sono originari di Paesi appartenenti all'Unione europea (nella maggior parte dei casi Romania e Polonia) a fronte di ben 514mila che provengono da paesi non Ue. E' questa la fotografia scattata da Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di Lavoro Domestico, contenuta nel dossier statistico Immigrazione 2022 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos.

Nel dettaglio, con 95mila lavoratori impiegati nel 2021 nel comparto domestico, è l'Ucraina la nazionalità più rappresentata nella componente non comunitaria. Un dato presumibilmente destinato a crescere nel 2022, come conseguenza del conflitto russo-ucraino scoppiato a febbraio del 2022, che ha portato tanti profughi, in maggioranza donne, a rifugiarsi in Italia.

Per Andrea Zini, presidente di Assindatcolf sono necessarie politiche di lungo corso che puntino a riformare il welfare in tutte le sue sfaccettature, a partire dalla programmazione dei flussi di ingresso. Le famiglie hanno infatti sempre più bisogno di assistenza in particolare di badanti che possano accudire gli anziani e la mancanza di immigrati regolari costringe molti a dover ricorrere al lavoro nero. Si stima infatti che i lavoratori domestici siano almeno il doppio di quelli “regolari” censiti dall’Inps. “In Italia da oltre un decennio non vengono destinate quote dedicate al comparto domestico nei decreti flussi annuali. Una grave mancanza che sta mettendo a dura prova le famiglie datrici, che già oggi hanno difficoltà a trovare sul mercato personale che si occupi di anziani e bambini" ha sottolineato Zini.

"L'assenza di adeguate politiche di welfare sia a sostegno delle sempre più numerose famiglie bisognose di assistenza sia a tutela dei lavoratori stranieri, soprattutto donne, massicciamente impiegati nel comparto - afferma Luca Di Sciullo, presidente del Centro studi e ricerche Idos - si cumula con una domanda sempre più vasta e pressante, in un Paese che invecchia rapidamente, si spopola nei Comuni dell'entroterra e i cui giovani hanno ripreso massicciamente a emigrare, aggravando condizioni diffuse di lavoro nero, sfruttamento e abusi. Una situazione che reclama interventi normativi mirati, organici e attenti alle esigenze degli attori in gioco".

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