martedì 9 aprile 2019
L’accordo Fca-Tesla è solo l’ultimo della serie: abbassare la media delle emissioni di CO2 acquistando “crediti” da altri marchi più virtuosi può evitare sanzioni milionarie a molti costruttori
L'auto aggira le multe con il consenso dell'Europa
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Acquistare “crediti” non solo da brand dello stesso Gruppo ma anche da altri costruttori, avversari sul mercato ma ecologicamente più virtuosi, per compensare le proprie emissioni ed evitare di pagare multe pesantissime. Lo ha fatto anche Fiat-Chrysler alleandosi con Tesla in cambio di “centinaia di milioni di euro”, come ha scritto il Financial Times, ed è la notizia che fa rumore in queste ore. Ma in realtà è la mossa già operata da molti altri marchi automobilistici per aggirare l’ostacolo delle sanzioni previste dai limiti europei imposti sulla CO2 che entreranno in vigore ad inizio 2021. Il tutto – è bene chiarirlo subito – in maniera assolutamente regolare e trasparente, tramite intese certificate a livello di Ue, e che risultano anche dalla pagina web che il sito della commissione europea dedica a questo specifico sistema.

La prassi autorizzata da Bruxelles di fatto diluisce le conseguenze della stretta alle emissioni imposta ai costruttori – per molti dei quali impossibile da raggiungere – e ricorda quello dei certificati “verdi” delle aziende produttrici di energia. Ma consente alle case automobilistiche che non riescono a rispettare i parametri con le proprie forze di comperare crediti da altre, dando vita ai cosiddetti “pool”. In questo modo, sommando le emissioni di tutti gli attori coinvolti, si punta a raggiungere una media che si collochi al di sotto del parametro fissato. In passato intese di questo genere riguardavano i vari brand di un singolo gruppo, come Peugeot con Citroen e Opel, o Volkswagen con i molti marchi che possiede (Audi, Seat, Skoda), ma esistono anche i pool “aperti” tra case che si fanno concorrenza: accanto a quello formato da Fca e Tesla, la regina dei costruttori “a emissioni zero” e per questo molto ambita come partner, figura infatti quello tra Toyota e Mazda siglato nel 2018 e tutt’ora aperto, come risulta dal sito della Ue.

L’accordo, perfezionato lo scorso 25 febbraio da Fca Italy, Fca Us, Alfa Romeo e l’americana Tesla, porta come data di “scadenza” fine 2019. In tempo per correre ai ripari nei confronti delle nuove regole, che prevedono per le auto immatricolate dopo il 2020 un limite di 95 grammi di emissioni di CO2 per chilometro, ben più stringenti rispetto ai 130 grammi per chilometro fissati nel 2015. “Ci impegniamo a ridurre le emissioni di tutti i nostri veicoli”, ha replicato Fca in una nota, avvertendo che allo stesso tempo “ottimizzerà le opzioni di conformità che i regolamenti offrono“. Dopo tutto - spiega ancora Fca - “il senso di un mercato del credito CO2 è quello di sfruttare i modi più convenienti per ridurre le emissioni complessive di gas serra sul mercato. Il pool di acquisti offre flessibilità per fornire prodotti che i nostri clienti sono disposti ad acquistare gestendo nel contempo la conformità con l’approccio a costi più bassi”.

Secondo uno studio della società tedesca di analisi dei processi di innovazione PA Consulting, solo quattro produttori arriveranno in regola al 2021: Volvo, Toyota, l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi e Jaguar-Land Rover. Le altre case dovrebbero sforare i limiti e in assenza di accodi o di una forte (e poco probabile) vendita di vetture elettriche, rischierebbero di pagare multe milionarie. Tra questi, i tre più importanti marchi tedeschi: la sanzione per Volkswagen - secondo i calcoli degli analisti - potrebbe ammontare a 1,2 miliardi di euro, Bmw rischia 500 milioni, Daimler-Mercedes 200. Al primo posto dei produttori più in difficoltà si troverebbe Fca, che rischierebbe una multa di 1,3 miliardi. Abbastanza per giustificare un accordo, anche se costoso, con Tesla.

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