venerdì 3 novembre 2017
Gozzi: Italia secondo produttore in Europa
L'acciaio cresce del 2% «E per Ilva c'è la svolta»

Per l’acciaio italiano è un «buon momento», legato alla congiuntura positiva dell’economia, e anche la vicenda dell’Ilva sembra finalmente essere arrivata ad un esito positivo. Quanto alla rivoluzione digitale porterà dei cambiamenti nella siderurgia ma non si perderanno posti di lavoro, semmai cambieranno le professioni. Il presidente di Federacciaio Antonio Gozzi ieri ha fatto il punto sullo stato di salute del settore. «L’acciaio italiano continua ad essere il secondo acciaio europeo per quantità e per qualità » ha detto, sottolineando che il 2017 si chiuderà con «una crescita del 2%», perché «siamo un pò più alti della congiuntura nazionale». Dai confermati anche dai conti trimestrali di Tenaris, con ricavi in crescita del 32% a 1,3 miliardi di dollari (1,11 mld di euro) ed un utile netto salito del 515% a 95 milioni di dollari (81,63 mld euro). Il numero uno di Federacciai ha sottolineato come l’acciaio «continua ad essere un settore vitale, privatizzato e che non chiede finanziamenti pubblici». «I produttori - ha spiegato - sono sempre più orientati su acciai di qualità e il nostro strutturalmente lo è, grazie anche alle miniacciaierie (mini-mill), con forno elettrico e laminatoio attaccato», che sono una «invenzione italiana» e che consentono di «mettere insieme il massimo di efficienza e di qualità della produzione».

La crisi dell’Ilva è stata così grave ampia e lunga nel tempo che ha concentrato su di sé l’attenzione dei media, ma delle 30mila tonnellate di acciaio prodotte in Italia l’Ilva ne fa 8 o 9. Quanto all’Ilva finalmente secondo Gozzi «è entrato in gioco il buon senso». Sarà una trattativa difficile e lunga, ma alla fine si troverà una soluzione che deve per forza di cose prevedere il coinvolgimento dei sindacati. Gozzi ha ricordato che il suo mandato sei anni fa si era aperto con il commissariamento dell’Ilva» e ha difeso il suo operato, in particolare il sostegno alla famiglia Riva. «Sono stati in Ilva 15 anni e lo stato 35, non si possono imputare alla famiglia le colpe che non ha. Hanno subito un esproprio senza indennizzo, cosa che non fa onore allo Stato italiano». Quanto al tema «dell’industria 4.0 e dell’applicazione al siderurgico della tecnologia» Gozzi ha sottolineato che con l’adeguamento tecnologico della siderurgia «nascono i primi laminatoi con l’intelligenza artificiale» ma che nel settore le tecnologie «non bruceranno posti di lavoro, tutt’al più ci sarà un cambiamento dei profili professionali con gli operai che diventeranno sempre più dei periti». Secondo Gozzi «non ci dovrebbe essere grande distruzione di manodopera con l’innovazione, che, al contrario, assicurerà il vantaggio competitivo necessario alle imprese per proseguire e salvare posti di lavoro».

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: