domenica 21 maggio 2017
Il piano del governo sottoposto al vaglio popolare: rinuncia all'atomo e uscita dai combustibili fossili. Oltre al taglio dei consumi
La Svizzera vota: meno consumi. Un referendum per «tornare agli anni '60»

Il significato del referendum che si svolge oggi in Svizzera in merito alla 'Legge sull’energia' va al di là dei confini elvetici. I votanti si esprimono infatti sulla 'Strategia energetica 2050' proposta dal governo e dal Parlamento, che ha obiettivi perseguibili anche in altri Paesi. In particolare, si parla di transizione alle energie rinnovabili, abbandono graduale dell’energia atomica e dei combustibili fossili, diminuzione delle importazioni di energia (attualmente l’80% di quella usata) e forte riduzione dell’uso di energia procapite. Quest’ultimo è l’obiettivo più ambizioso, perché mira a riportare in alcuni decenni il consumo individuale al livello degli anni Sessanta del secolo scorso.

La prosperità materiale dovrebbe però continuare ad aumentare, grazie all’aumento dell’efficienza energetica. Fare più con meno diventerebbe infatti possibile con l’innovazione di tecnologie, infrastrutture, organizzazione sociale e comportamenti individuali. Rendiamoci conto che aumentare il benessere riducendo l’uso di energia vuol dire invertire la rotta energetica del progresso umano. Per millenni, infatti, l’aumento dell’uso di energia è stato il presupposto per l’aumento della prosperità, della longevità e della popolazione. Questo processo si è accelerato nel ’900 grazie alla sinergia tra metodo scientifico e combustibili fossili. Scienziati e tecnici hanno progressivamente imparato a estrarre e sfruttare più carbone, petrolio e gas. Ciò ha permesso di trasferire più lavoro umano dall’agricoltura all’industria, alla scienza e alla tecnica.

Questo fenomeno, a sua volta, ha permesso di imparare ad estrarre e bruciare sempre più combustibili fossili e di sviluppare tecnologie per usare sempre più energia, per esempio l’energia idroelettrica, quella atomica e, ultimamente, le tecnologie per le energie rinnovabili. Si è così creata una spirale d’intervento umano sulla natura, che ha trascurato i propri effetti collaterali. Solo da mezzo secolo quella stessa comunità scientifica che aveva accelerato questo processo si dedica a studiarne le conseguenze indesiderate (per esempio, il cambiamento climatico) e a proporre rimedi. Per l’insieme delle conseguenze globali di questa spirale energetica, gli scienziati hanno coniato il termine di Antropocene, ovvero l’era geologica nella quale le attività umane sono diventate una delle principali forze che influenzano molti equilibri geologici e biologici del Pianeta. La complessa 'Strategia energetica 2050' concepita dal governo elvetico e approvata dal Parlamento è il frutto di anni di consultazione e discussione con tutte le parti sociali. Alla sua origine c’è lo scenario di una società a 2.000 watt, secondo il quale la attuale società a 6.000 watt (immaginate 60 lampadine da 100 watt sempre accese) dovrebbe ridurre di due terzi l’uso di energia primaria. Ricordiamolo: 2.000 watt sono il flusso continuo di potenza procapite usato in Europa negli anni ’60 per tutti i servizi energetici, non solo quelli elettrici, con tutte le fonti di energia (fossili, idroelettriche, atomiche, biomasse). In un anno, essi equivalgono all’energia di 1,5 tonnellate equivalenti di petrolio (o 60 gigajoule, o 18 000 kWh).

In confronto: in Bangladesh si usano 500 watt, in Europa 6.000, in Usa 12.000). Lo scenario di una società a 2.000 watt è stato elaborato dal 1998 dal Politecnico federale di Zurigo, insieme al Politecnico federale di Losanna e alle sei maggiori istituzioni scientifiche e tecnologiche svizzere. Il governo elvetico lo conferma come cardine della politica elvetica nella sua Strategia per lo sviluppo sostenibile 2016-2019, come già fece nelle strategie del 2002, 2008 e 2012. A Zurigo, l’obiettivo di una società a 2.000 watt è stato scritto nella Costituzione della città con il referendum del 31 novembre 2008 (76% i voti favorevoli). Anche altri cantoni, centinaia di Comuni e molte associazioni tecniche e professionali, per esempio la Sia, Società degli Ingegneri e Architetti, hanno adottato questo scenario. Concepito da fisici e tecnologi, lo scenario di una società a 2.000 watt è in genere percepito come una transizione tecnica indolore, che richiede 'solo' una più veloce adozione delle tecnologie più efficienti che già conosciamo, da ottenere con più efficaci politiche pubbliche e con un nuovo dinamismo economico e finanziario orientato alla transizione ecologica.

Altri – anch’io tra costoro – ritengono invece che, in un’era di consumismo esasperato, di pubblicità dilagante e di rapida espansione di desideri non saturabili (si pensi alle tecnologie dell’informazione) i guadagni di efficienza ottenuti dagli ingegneri dell’energia siano annullati dall’aumento dei consumi perseguito dagli 'ingegneri dei desideri' e da quelli della finanza. In questo caso, quindi, una riduzione dell’uso di energia richiederebbe una strategia non solo di efficienza, ma anche di sufficienza, ovvero di riduzione volontaria di una parte del flusso di prodotti e di servizi che oggi ci sembrano indispensabili.

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