mercoledì 4 maggio 2016
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PARIGI Nella Francia molto litigiosa e a tratti quasi barricadera degli ultimi mesi, la bozza di legge El Khomri, approdata ieri in aula all’Assemblea Nazionale e voluta dal governo socialista per rendere più 'flessibile' il diritto del lavoro, continua a battere record d’impopolarità. Eppure, in giornata, il presidente François Hollande non ha esitato a difendere nuovamente questo «testo progressista» che dovrà divenire «l’ultima grande riforma del quinquennio », dopo aver preso la fisionomia di un «giusto compromesso» fra rivendicazioni sindacali e imprenditoriali. Nello stesso discorso dal sapore già quasi elettorale, in vista della prossima corsa per l’Eliseo, Hollande ha cercato in tutti i modi di mostrare che la bandiera del governo re- sta ben piantata a sinistra: promessa di abbassare l’anno prossimo le tasse ai meno abbienti e un 'no' alla forma attuale del trattato di libero scambio Ttip. Nelle stesse ore, il ministro dell’Economia Emmanuel Macron minacciava persino di legiferare contro le remunerazioni da nababbo dell’ad di Renault. Il varo della riforma El Khomri (dal nome della nuova titolare del Lavoro) pare tutt’altro che agevole. Il testo non piace né ai sindacati, né a una larga fetta dello stesso Parlamento, compresa una nutrita fronda socialista. E adesso, se gli studenti sembrano ammansiti dall’approssimarsi di esami e vacanze, tornano nuovamente nella mischia gli imprenditori, che accusano il governo di concessioni eccessive lungo la densa e snervante successione di tavoli di negoziato con i sindacati. Rispetto al testo iniziale, rischia di uscire dal Parlamento una 'conchiglia vuota', ammonisce già il Medef, la Confindustria francese. La bozza della discordia è stata concepita per accelerare assunzioni e licenziamenti, così come per promuovere contrattazioni d’impresa parallele a quelle nazionali di categoria. Ma i principali sindacati d’ispirazione marxista sostengono che spalancherà soprattutto la porta a pratiche di ' dumping sociale': ovvero, un’arma in più nelle mani dei gruppi più cinici, pronti a esacerbare la concorrenza a colpi di tagli di vecchi diritti salariali o delocalizzazioni di rami d’impresa in Paesi a basso costo di manodopera. Una sorta di adagio non scritto della vita politica francese recita da sempre che il lavoro è un settore 'non riformabile'. Il Parlamento ha una decina di giorni per dimostrare il contrario. Ma davanti ai deputati, si staglia già una montagna di circa 5 mila emendamenti, frutto spesso di puro ostruzionismo. © RIPRODUZIONE RISERVATA Arriva in Parlamento la legge El Khomri che introduce più flessibilità ma che non piace affatto a sindacati, studenti e sinistra
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