martedì 2 ottobre 2012
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Costretto da sempre, ma soprattutto con la crisi, a fronteggiare una situazione di risorse drammaticamente scarse, il settore non profit potrebbe trovare un alleato importante in una pratica che non appartiene alla cultura italiana ma comincia a mietere i primi consensi anche da noi. È il payroll giving, la donazione in busta paga: molto diffuso nei Paesi anglosassoni, sta iniziando a raccogliere casi di buone pratiche made in Italy. Come quelli di cui si è discusso al convegno "Payroll giving e sostenibilità: esperienze di successo", organizzato da Altis-Cattolica insieme al Comitato Unora (www.unora.org), che riunisce cinque grandi Onlus (ActionAid, Amref, Aism-Associazione italiana sclerosi multipla, Intersos, Lega del Filo d’Oro) impegnate nella promozione della cultura del payroll giving.«La strada è ancora lunga – dice Alessia Coeli, responsabile in Altis della divisione Welfare aziendale e Innovazione sociale –, in Inghilterra ci sono comitati per il payroll giving promossi dalle stesse imprese. In Italia ci sono comunque iniziative importanti, avviate soprattutto da grandi aziende che in questa fase stanno facendo un po’ da apripista».È il caso ad esempio dell’Agenzia delle Entrate: in questi ultimi anni ha prima dichiarato l’ammissibilità della donazione in busta paga, esprimendosi anche a favore della sua detraibilità e/o deducibilità fiscale per i dipendenti, poi ha deciso di lanciare essa stessa il <+corsivo>payroll giving<+tondo>, promuovendolo fra i suoi dipendenti con brochure, sull’intranet aziendale e persino sulle tovagliette in mensa. Un altro progetto importante è quello del Crédit Agricole, che ha introdotto nelle sue filiali italiane il sistema di payroll giving che già utilizzava in altri Paesi dove è presente. Anche un big player della grande distribuzione come Simply (Gruppo Auchan) ha sperimentato nei mesi scorsi la donazione in busta paga: hanno aderito più di cinquemila collaboratori, grazie ai quali sono stati raccolti 60mila euro da donare alla Croce Rossa italiana per l’emergenza terremoto in Emilia-Romagna.Il payroll giving presenta molti vantaggi: è un sistema semplice, flessibile, trasparente, in tutto certificabile, con costi di gestione minimi. Può essere integrato in strategie e programmi di responsabilità sociale d’impresa (csr) e, soprattutto, rappresenta per il non profit un flusso di risorse stabile, che consente di impostare attività di lungo periodo. La poca conoscenza dello strumento e il gap culturale rimangono gli ostacoli principali alla sua diffusione su larga scala. Ma conta molto anche l’atteggiamento dei dipendenti: aziende ed enti non profit possono mettere a punto il meccanismo, ma alla fine sono i dipendenti a decidere se aderire, cioè se donare il corrispettivo di un’ora (o multipli di un’ora) del proprio stipendio a buone cause. «Si sceglie di essere protagonisti – sottolinea Coeli –, non aspettando che sia il pubblico a dare risposta ai propri bisogni, ma contribuendo all’azione di quelle organizzazioni non profit che sono sempre più fondamentali per garantire un sistema di welfare territoriale».
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