lunedì 15 maggio 2017
Una ricerca della Fondazione Italia Patria della Bellezza quantifica in 240 miliardi il valore dell'industria del bello, vale a dire il 16,5% del Pil. Ma i margini di crescita sono elevati
La grande bellezza dell'Italia vale 240 miliardi

Quanto vale la grande bellezza italiana? Che peso ha sull’economia l’industria del bello declinata in tutte le sue sfaccettature dalla moda al design, dal turismo agli spettacoli passando per la tecnologia all’avanguardia? Se la Germania è famosa per l’affidabilità, basti pensare ai motori, e la Svizzera per la precisione, l’Italia può (anzi deve) fare tesoro di un patrimonio ineguagliabile in termini di bellezza.

A fare i conti in tasca al Bel Paese in termini di redditività ci ha pensato la Fondazione Italia Patria della Bellezza con una ricerca realizzata in collaborazione con Prometeia (e il patrocinio del ministero dei Beni culturali) presentata ieri a Milano presso la sede di Assolombarda. Un tentativo di dare una dimensione concreta e misurabile ad un ambito ancora troppo spesso sottovalutato. A conti fatti l’economia della bellezza vale almeno 240 miliardi, in pratica il 16,5% del Pil. Ma potrebbe crescere più del 50% (vale a dire di altri 130 miliardi) se le imprese italiane si mettessero al passo con il resto dell’Europa. Quattro i comparti che sono stati presi in considerazione e per i quali si sono sviluppate due proposte di crescita, una più conservativa e l’altra più ambiziosa. Il primo settore analizzato è quello dei beni di consumo di qualità che include la moda, il sistema casa e i beni alimentari: vale 44 miliardi. E potrebbe crescere grazie a misure semplici quali lo sviluppo dell’e-commerce e una maggiore cultura del brand sia a livello di singola impresa che di Paese sul modello di quanto ad esempio avviene in Francia. Tra le proposte, per tutelare il made in Italy, quella di un'authority europea contro la contraffazione.

Il secondo settore analizzato è quello dei beni tecnologici di ingegno (elettronica, meccanica, mezzi di trasporto) che vale 32 miliardi di euro e che sconta una certa arretratezza. Proprio per questo ha potenzialità di sviluppo enormi se si avviasse una riorganizzazione dei centri di ricerca pubblici e un sistema di incentivi ai brevetti. L’industria creativa (design, editoria, musei e spettacoli) vale 61 miliardi e potrebbe prendere a modello il sistema inglese che investe molto sui giovani e sulle nuove iniziative imprenditoriali. Infine il turismo, che vale appena 39 miliardi e che potrebbe aumentare il suo fatturato di altri 20 miliardi se si puntasse alla creazione di eventi sul territorio (basti pensare all’effetto volano che ha avuto Expo per Milano, diventata la seconda città per numero di visitatori) e di percorsi turistici alternativi.

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