giovedì 9 novembre 2017
Il documento del Servizio giuridico dà man forte alle proteste del governo italiano, ma anche di tutte le banche europee
«La Bce non può dettare regole vincolanti sui crediti deteriorati»

Le nuove severe regole previste dalla vigilanza bancaria della Bce (Ssm) sui crediti deteriorati (Npl) travalicano i poteri di Francoforte. È categorico il verdetto del servizio giuridico del Parlamento Europeo, chiesto dal presidente Antonio Tajani. Un documento importante, che certamente dà man forte alle proteste del governo italiano, ma anche delle banche italiane ed europee, e che la Bce non potrà ignorare. Al centro sono soprattutto le due regole più cogenti: e cioè l’obbligo per le banche di avere accantonamenti al 100% Npl non garantiti entro due anni, ed entro 7 per quelli garantiti. Il Tesoro ma anche le banche temono che questo porti a una strozzatura del credito impattando sulla ripresa. Solo lunedì scorso all’Eurogruppo il presidente Ssm Danièle Nouy aveva annunciato l’entrata in vigore dell’Addendum dal primo gennaio. Il primo punto del documento di tredici pagine è destinato a dimostrare che l’Addendum di fatto costituisce nuove norme cogenti, nonostante Nouy abbia assicurato che non vi saranno automatismi e la Bce definisca «non vincolante» l’Addendum.

Per gli avvocati dell’Europarlamento, il testo «sta- bilisce le 'aspettative quantitative di supervisione' in un modo estremamente chiaro e preciso», e «in un modo ugualmente chiaro e preciso indica le circostanze in cui è permessa la non ottemperanza con queste 'aspettative' ». Allo stesso modo l’Addendum «specifica anche le conseguenze delle deviazioni », con la possibilità che scattino misure di supervisione. Insomma, «è chiaro che il linguaggio usato dall’Addendum è di natura prescrittiva». Oltretutto secondo il servizio giuridico l’Addendum va «al di là dei requisiti applicabili secondo il quadro giudico attualmente in vigore» (il CRR, e cioè il Regolamento dei requisiti di capitale). In sostanza «l’Addendum cambia di fatto le attese di supervisione in regole aggiuntive generali applicabili alle banche, la cui osservanza è assicurata con la minaccia di misure di supervisione», il tutto «alterando la posizione giuridica delle banche sotto la diretta vigilanza della Bce». Francoforte ha il potere di creare nuove regole vincolanti? Per gli avvocati di Strasburgo la risposta è no. La normativa Ue (anzitutto la CRD IV, la direttiva sui requisiti di capitale) assegna alla Bce poteri di supervisione che «sono per natura specifici per ogni banca», e le misure vincolanti «devono essere indirizzate in modo individuale».

Dunque, si legge ancora, «i poteri di supervisione non possono fornire alcun fondamento all’adozione di misure come quelle incluse nell’Addendum», visto che «né la CRD IV né il Regolamento Ssm conferiscono alla Bce i poteri regolatori necessari per questo scopo» e quindi «si deve concludere che la Bce non ha competenze per adottare le misure incluse nell’Addendum». Il quale, oltretutto, «chiaramente interferisce con le prerogative del Parlamento europeo come detentore, insieme al Consiglio (Ue ndr) della funzione legislativa dei trattati». A questo punto si riapre la partita, fonti europarlamentari sottolineano che l’obiettivo non è fare una guerra alla Bce, ma al contrare evitare sul nascere la possibilità di un conflitto. Francoforte dovrà rimettere mano al testo.

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