venerdì 10 novembre 2017
L'Istat: -1,3% rispetto ad agosto, ma su base annua si registra un aumento del 2,4%. La commissione Ue rivede la crescita del Pil italiano ma i prossimi due anni saranno meno positivi
A settembre produzione industriale in calo

La ripresa c'è ma non è così forte da spazzare via le ombre. L'Italia cresce ma è fanalino di coda in Europa, soprattutto quando si parla di occupazione. Un dato contraddittorio arriva dalla la produzione industriale che a settembre inciampa rispetto ad un agosto (stranamente) strepitoso. Dopo quattro mesi di crescita, si interrompe la serie positiva. La produzione registra una diminuzione dell'1,3% rispetto al mese precedente. Ma anche un aumento del 2,4% rispetto a settembre 2016. Luci ed ombre, ma i dati sono sotto le attese degli analisti che si aspettavano un decremento congiunturale dello 0,3% e un rialzo tendenziale del 4,8%.

La tendenza continua ad essere positiva, e la crisi sembra essere del tutto alle spalle. La ripresa però non è così forte né tanto meno stabile. Nei primi nove mesi dell'anno la produzione è aumentata del 2,9%, nel terzo trimestre dell'1,5%. L'indice destagionalizzato mensile della produzione industriale cresce per i beni di consumo (+0,4%), ma diminuisce per i raggruppamenti dell'energia (-6,3%) - che pesano per circa la metà sul calo complessivo -, i beni intermedi (-3%) e quelli strumentali (-2%). In termini tendenziali gli indici della produzione industriale corretti per gli effetti di calendario ( registrano a settembre 2017 aumenti per i beni strumentali (+4,6%) e i beni di consumo (+3,7%), più limitato risulta l'aumento dei beni intermedi (+1,8%) mentre una variazione negativa segna il comparto dell'energia (-4,4%). Per quanto riguarda i settori l'Istat rileva che a settembre 2017 i comparti con la maggiore crescita tendenziale sono quelli delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+11,1%), quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,9%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+5,9%).

Le diminuzioni maggiori, sempre su base annuale, si registrano invece nei settori della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (-4,6%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-3,7%) e della fabbricazione di prodotti chimici (-2,1%). Dati positivi ancora una volta dalla produzione di autoveicoli che aumenta del'5,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Nell'insieme dei primi nove mesi dell'anno, il risultato resta positivo con una crescita dell'8,3% rispetto all 2016.

Proprio ieri la Commissione europea ha certificato il balzo della crescita italiana per il 2017 aggiornando al rialzo anche le stime per il 2018. Numeri che non bastano, però, a vedere il bicchiere mezzo pieno, perché ancora una volta l'Italia si conferma il Paese con la crescita più bassa dell'Unione. E anche il debito continua a mancare l'obiettivo di riduzione fissato dalla Ue. Bruxelles conferma che il Pil italiano crescerà di 1,5% quest'anno, così come previsto dal Governo. La stima è però diversa per i prossimi anni nei quali la ripresa sembra diventare sempre più fragile. Invece di uno sereno "stabile" la Ue vede un rallentamento dovuto all'aumento dei prezzi e quindi al calo dei consumi, che porterà (secondo le stime diffuse appunto ieri) il Pil al 1,3% nel 2018 e al 1% nel 2019. Tra due anni in pratica la ripresa srà quasi azzerata. Quel che preoccupa di più è che l'aumento dell'occupazione "sarà in linea con l'attività economica", scrive la Commissione. La disoccupazione scenderà in maniera assai lenta: a 11,3% quest'anno,10,9% nel prossimo.

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