venerdì 8 giugno 2012
Diffusi stamane i dati dall'Istat, che ad aprile ha registrato la caduta della produzione industriale più profonda dal novembre 2009: -9,2% rispetto a un anno fa, contro il -5,6% segnato a marzo e attese che si fermavano a -7%.
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​L'industria italiana nel mese di aprile ha registrato il tonfo peggiore da circa due anni e mezzo, gettando un'ombra sull'intero secondo trimestre, su cui peraltro grava l'incognita degli effetti del sisma in Emilia.A certificare la caduta dell'industria italiana i dati diffusi stamane dall'Istat, che ad aprile ha registrato la caduta della produzione industriale più profonda dal novembre 2009: -9,2% rispetto a un anno fa, contro il -5,6% segnato a marzo e attese che si fermavano a -7%.È risultata più aspra delle previsioni più pessimistiche anche la frenata su base mensile: -1,9% rispetto a marzo, quando la produzione industriale aveva segnato un timido +0,6%.La mediana delle previsioni raccolte da Reuters in un sondaggio tra gli economisti aveva pronosticato un calo dello 0,5%."Le indagini qualitative avevano offerto segnali di un peggioramente del quadro produttivo, ma questo risultato va oltre le ipotesi più fosche. Va però anche ricordato che aprile è stato un mese di ponti festivi e questo può aver sicuramente influito", commenta Loredana Federico, economista di Unicredit."È un dato davvero pesante. Potrebbe compromettere l'intero trimestre, che dovrà scontare anche l'effetto del sisma che ha colpito l'Emilia a maggio, interrompendo l'attività produttiva", evidenzia Paolo Mameli, economista di Intesa SanPaolo.Qualche giorno fa, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha paventato un stop di 4-6 mesi dell'attività industriale nelle zona terremotate, con un impatto di qualche decimo di punto sul Pil nazionale."È ancora presto per fare stime, ma a questo punto c'è il serio rischio che il secondo trimestre possa risultare ancora peggiore del primo", osserva Mameli.Appena più ottimistica la visione di Federico, secondo cui tra aprile e giugno "il passo di contrazione sarà, sebbene di poco, lievemente più contenuto rispetto al primo trimestre",in cui la produzione industriale è scivolata del 2,3%, mentre il Pil si è contratto dello 0,8%.TENSIONI MERCATI E RISCHIO CALO EXPORT PESANO SU PROSPETTIVEL'Italia, finita nel vortice della crisi dei debiti sovrani della zona euro, deve confrontarsi con una decisa debolezza della domanda interna, penalizzata dalle misure di austerità varate dal governo per mettere in sicurezza i conti pubblici.Ma dopo una parziale rasserenamento nei primi mesi dell'anno, le tensioni sui mercati finanziari sono tornate a farsi sentire con forza. "Se questo quadro dovesse persistere, è chiaro che potrebbe deteriorarsi ulteriormente il circuito del credito, e di conseguenza l'attività industriale", spiega Mameli.Il rischio ora è che anche le aziende più votate all'export, che fino ad ora ha rappresentato una sorta di ciambella di salvataggio per l'industria italiana, non riescano più a reggere il passo."L'export italiano rispetto alla domanda mondiale non sta andando bene", ha sottolineato oggi l'economista di Prometeia Alessandro Lanzetta, parlando al convegno dei Giovani Industriali a Santa Margherita Ligure.E a guardare il dettaglio dei dati diffusi oggi dall'Istat, lo sconforto aumenta. A subire le contrazioni più marcate sono infatti i beni intermedi e quelli strumentali, che misurano la propensione delle aziende all'investimento."Un brutto segnale. Potrebbe indicare che anche le aziende più votate all'export stanno mostrando segni di cedimento" conclude Mameli.
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