giovedì 1 dicembre 2016
Il ministro Poletti (nella foto): una sostanziale stabilità. In calo il tasso di disoccupazione giovanile. Meno disoccupati nell'Eurozona
A ottobre -30mila occupati in un mese, +174mila in un anno
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Il tasso di disoccupazione a ottobre risulta pari all'11,6%, in calo di 0,1 punti percentuali su base mensile. Lo rileva l'Istat nei dati provvisori sugli occupati e disoccupati ad ottobre. Nel dettaglio la stima dei disoccupati a ottobre diminuisce (-1,2%, pari a -37 mila), dopo l'aumento del 2,2% registrato nel mese precedente. La diminuzione è attribuibile alle donne (mentre si registra una lieve crescita tra gli uomini) e si distribuisce tra le diverse classi di età a eccezione degli ultracinquantenni. A ottobre il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 36,4%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente

Su base annua - spiega l'Istat - si conferma la tendenza all'aumento del numero di occupati (+0,8% su ottobre 2015, pari a +174 mila). La crescita tendenziale è attribuibile ai lavoratori dipendenti (+194 mila, di cui +178 mila permanenti) e si manifesta sia per la componente maschile sia per quella femminile, concentrandosi principalmente tra gli over 50 (+376 mila). Nello stesso periodo calano gli inattivi (-2,2%, pari a -308 mila) e aumentano i disoccupati (+1,3%, pari a +38 mila).

Nell'arco del periodo agosto-ottobre - spiega l'Istat - al calo degli occupati si accompagna l'aumento dei disoccupati (+0,7% pari a +19 mila) e la sostanziale stabilità degli inattivi.

Nel mese di ottobre, in particolare, la stima degli occupati cala lievemente rispetto a settembre (-0,1%, pari a -30 mila unità). La flessione è attribuibile alle donne a fronte di una sostanziale stabilità per gli uomini e riguarda tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Diminuiscono, in questo mese, i dipendenti a tempo indeterminato, mentre crescono quelli a termine e restano stabili gli indipendenti. Il tasso di occupazione è pari al 57,2%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre.

Nel complesso del periodo agosto-ottobre si registra un calo degli occupati rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -34 mila), che interessa gli uomini, le classi di età fino a 49 anni e i lavoratori indipendenti, mentre segnali di crescita si rilevano per donne, over 50 e lavoratori dipendenti.

La minore partecipazione al mercato del lavoro a ottobre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa all'aumento della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +82 mila). Tale crescita compensa in parte il forte calo registrato a settembre (-0,8%). L'aumento interessa entrambe le componenti di genere e le classi di età fino a 49 anni. Il tasso di inattività sale al 35,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali.

«La lieve flessione degli occupati rispetto al mese precedente e l'analoga riduzione del numero dei disoccupati evidenziate dai dati diffusi dall’Istat indicano un quadro di sostanziale stabilità del mercato del lavoro - commenta il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti -. Questa variazione congiunturale, al pari di analoghe registrate in altri mesi, non incide, infatti, sul positivo andamento tendenziale del mercato del lavoro: su base annua gli occupati aumentano di 174mila unità, con un incremento dello 0,8%. Una crescita attribuibile ai lavoratori dipendenti: 194mila in più, dei quali 178mila sono dipendenti a tempo indeterminato'. Rispetto a febbraio 2014, e cioè dall'avvio dell'attività di questo governo, si conferma, quindi, un forte aumento degli occupati, in particolare a tempo indeterminato, un dato che trova conferma nello studio dell'Isfol dal quale risulta che, nel 2015, la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e l'introduzione del contratto a tutele crescenti hanno prodotto 714mila nuovi avviamenti a tempo indeterminato, pari al 96% del totale della crescita registrata dal tempo indeterminato (+744mila). L’'ndagine calcola, infatti, che, senza la riforma, gli avviamenti a tempo indeterminato sarebbero passati dai 929mila nel 2014 a 959mila nel 2015 (+30mila), mentre sono stati 1.673.000. Quindi, senza la riforma l'incidenza degli avviamenti a tempo indeterminato sul totale dei nuovi avviamenti sarebbe scesa dal 16% al 15%: con la riforma la percentuale è invece salita al 26%. Di particolare rilievo i dati che riguardano i giovani. Il tasso di disoccupazione, pure ancora troppo elevato, cala di 0,4 punti percentuali e si colloca al 36,4%, riportandosi ai minimi da ottobre 2012. In un anno è sceso di 2,9 punti percentuali e di 6,6 punti percentuali rispetto al febbraio 2014».


Intanto si registra un nuovo calo a ottobre del tasso di disoccupazione dell'area euro, al 9,8% dal 9,9% di settembre con cui questa voce è tornata ai minimi dal febbraio del 2009. Lo riporta Eurostat, l'ente di statistica comunitario secondo cui complessivamente i disoccupati nell'area sono 15 milioni 908mila, che significa 190mila in meno rispetto al mese di settembre e 1,12 milioni in meno rispetto all'ottobre di un anno fa.

Guardando a tutta l'Unione europea a 28 la disoccupazione è a sua volta diminuita di un decimale, all'8,3 per cento che è sempre il minimo dal febbraio del 2009.

I livelli più elevati si continuano a registrare in Grecia (23,4%, ma su agosto) e Spagna (19,2%). All'opposto i più bassi sono i tassi di Repubblica Ceca (3,8%) e Germania (4,1%).

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