Isituti di credito in difficoltà. Banche, alla Borsa non piace l'intesa Italia-Ue


mercoledì 27 gennaio 2016
L'intesa sul meccanismo di garanzie utili a smaltire i crediti in sofferenza degli istituti di credito non convince gli operatori.
Bad bank, arriva il via libera europeo
I mercati non sembrano aver apprezzato l'accordo tra Italia e Bruxelles sul meccanismo di garanzie utili a smaltire i crediti in sofferenza delle banche. La borsa di Milano è stata l'unica in Europa a chiudere in calo, con l'indice Ftse Mib giù dello 0,40%, proprio a causa delle ingenti vendite che hanno interessato il comparto del credito. A subire le perdite più ingenti sono Banco Popolare (-7,08%) e Bper (-7,08%). Pesanti anche Ubi (-3,23%) e Carige, giù del 3,42% dopo un avvio in rialzo condizionato dalla promozione di Moody's. Male anche Unicredit (-3,04%), Intesa (-0,97%), Bpm (-1,52%) e Mediobanca (-1,51%), laddove Mediolanum se la cava con una flessione dello 0,08%. Unico titolo in controtendenza Mps (+1,14%). I dettagli sull'intesa finora forniti agli investitori non sembrano ancora del tutto chiari, in particolare quelli relativi al prezzo di mercato fissato per il pagamento delle garanzie dello Stato sui crediti da cartolarizzare. Secondo i termini dell'accordo, raggiunto ieri dopo una riunione fiume tra il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli oggetto di cartolarizzazione "avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all'Investment Grade, da un'agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla Bce". Il passaggio delicato e molto importante è quello relativo all'intervento dello Stato, che prevede garanzie nell'ambito delle cartolarizzazioni che abbiamo come sottostante crediti in sofferenza delle banche, definito nell'accordo tra Italia e Ue: esso "non genererà oneri per il bilancio dello Stato. Al contrario, si prevede che le commissioni incassate siano superiori ai costi, e che vi sia pertanto un'entrata netta positiva". In altri termini, "la presenza della garanzia pubblica - ha spiegato - faciliterà il finanziamento dell'operazione di cessione delle sofferenze e non avrà impatti nè sul debito pubblico nè sul deficit". Ad ogni modo, ha fatto sapere Padoan, "il Governo sta per varare le norme che definiscono un meccanismo di garanzia utile a smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari" e da parte sua la Commissione europea "concorda che il meccanismo non prevede aiuti di Stato". Saranno però, probabilmente, solo la riforma del credito cooperativo e le nuove misure per accelerare le procedure per il recupero crediti le norme in materia bancaria che approderanno domani sul tavolo del Conisglio dei ministri. A via XX settembre si lavora infatti "intensamente" per mettere nero su bianco quanto stabilito durante l'incontro tra Padoan e Vestager ma, a quanto si apprende, appare molto "difficile" che il testo arrivi in Cdm già domani. Più probabile che il provvedimento sia esaminato la settimana prossima. "Facciamo di tutto per accelerare il processo", ha detto il ministro Padoan a questo proposito. Potrebbero tardare un pò di più invece i decreti per il risarcimento dei risparmiatori colpiti dal salvataggio delle quattro banche. Si tratta in particolare di un decreto ministeriale con le modalità di rimborso ai piccoli obbligazionisti, che non dovrà quindi passare al vaglio del Cdm, e di un Dpcm che definirà gli arbitrati. "È in atto un lavoro intenso con il ministero dell'economia per la stesura dei decreti", ha spiegato questa mattina il presidente dell' Anac Raffaele Cantone, "più i decreti saranno chiari più riusciremo a gestire bene gli arbitrati, quindi, penso, che se ci prenderemo qualche giorno in più è opportuno". Fonti del Mef assicurano comunque che il via libera alle misure arriverà entro la prima metà di febbraio.
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