venerdì 1 aprile 2016
Nel 2015 in Italia sono stati 1,9 milioni i lavoratori sconosciuti alle autorità pubbliche. In diminuzione, rispetto al 2014, di circa 200mila unità anche grazie al Jobs act e all’esonero contributivo triennale.
Il lavoro nero "costa" 40,6 miliardi di euro
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Il lavoro nero ha prodotto una economia sommersa (retribuzioni che producono ricchezza, ma che sfuggono completamente allo Stato) di 40 miliardi e 600 milioni di euro e un'evasione complessiva di 25 miliardi 119 milioni di euro. È quanto emerge dall’indagine svolta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro su dati contenuti nel rapporto annuale dell’attività di vigilanza svolta dal ministero del Lavoro, Inps e Inail nel 2015. Ogni tre aziende ispezionate dagli ispettori del ministero del Lavoro, Inps e Inail è stato riscontrato un lavoratore completamente in 'nero'. Nel 2015 in Italia sono stati 1,9 milioni i lavoratori sconosciuti alle autorità pubbliche. In diminuzione, rispetto al 2014, di circa 200mila unità anche grazie al Jobs act e all’esonero contributivo triennale. Nel corso del 2015 sono state 206.080 le aziende ispezionate dal ministero del lavoro, Inps e Inail e sono stati riscontrati 64.775 lavoratori in nero. In Italia nel 2015 sono state registrare sei milioni e 57 mila imprese nelle Camere di commercio, ma esistono anche oltre un milione di entità economiche non iscritte alle camere di commercio. Tenuto conto dei dati forniti dal ministero del Lavoro, Inps e Inail nonché da Uniuncamere, la stima nazionale 2015 del lavoro completamente sommerso è di un milione e 860mila lavoratori. In media, nel 2015 un lavoratore ha avuto 242 giornate retribuite e la retribuzione media giornaliera è pari a 88,02 euro. Se si considera la media delle giornate sottratte agli oneri sociali e fiscali, il mancato gettito del lavoro completamente sommerso è appunto pari a 25 miliardi 119 milioni di euro.
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