martedì 30 gennaio 2018
Non c'è accordo su una relazione unitaria della commissione di inchiesta sulle banche. Il documento passa a maggioranza
«Bankitalia e Consob, vigilanza non efficace»

Alla fine il presidente Pier Ferdinando Casini non ce l'ha fatta: il tentativo di far convogliare tutti i gruppi politici verso una posizione condivisa, e quindi avallare una relazione unitaria al termine dei tre mesi di lavoro della Commissione banche, non è riuscito. E l'atto conclusivo della bicamerale di inchiesta è stato così affidato a una relazione di maggioranza, passata con 19 voti favorevoli (Pd e centristi), 15 contrari e 6 astenuti. Una relazione, quella presentata oggi dal vice presidente della Commissione ed esponente del Pd Mario Maria Marino, "seria ed equilibrata, non elettorale" come l'ha definita lo stesso Casini, che ha puntato il dito in particolar modo contro falle e inefficacia del sistema di vigilanza, avanzando una serie di proposte per evitare in futuro nuove crisi bancarie.

Che la tanto auspicata unanimità intorno a un documento conclusivo fosse ormai una chimera era ormai nell'aria da giorni (LeU ad esempio si era già sfilato da tempo e il M5S aveva espresso la propria contrarietà), ma è diventata una certezza in Ufficio di presidenza questa mattina. Fatto questo che ha costretto il presidente Casini a ritirare la sua relazione, stilata tenendo conto delle richieste dei diversi gruppi, e a far votare alla commissione il documento messo a punto dalla maggioranza Pd. La relazione "è passata senza alcuna gloria. È stata dichiarata da tutti insufficiente ed è passata solo con i voti del Pd e pochi altri", ha detto il vice
presidente Renato Brunetta accusando il Pd di aver voluto "insabbiare tutto, non ha voluto arrivare alla verità, ci arriverà il prossimo Governo e soprattutto il prossimo Parlamento". Tanto che la relazione finale presentata dai gruppi del centrodestra sottolinea come "la piena, effettiva e pronta tutela di risparmiatori, famiglie e imprese dovrà costituire il principale e prioritario obiettivo della futura azione legislativa e di governo".

La relazione "è passata per la grave assenza del Centrodestra" ha però chiosato Daniele Capezzone (Gruppo Misto). Molto critico anche il M5S: la commissione, ha detto Carlo Sibilia, "si è chiusa nel peggiore dei modi, si è infranta la verità sulle coperture che il Pd ha dovuto assicurare ai suoi conflitti di interesse, in particolare a quella di Maria Elena Boschi. Non c'è nessuna proposta seria".

Il documento approvato oggi, e che Casini ha trasmesso a Camere e Senato, contiene una parte descrittiva di ciò che è accaduto, una parte valutativa e una parte propositiva. Nell'analisi dei fatti e delle vicende di Mps, Veneto Banca, Popolare Vicenza e delle quattro banche poste in risoluzione, in particolare, non mancano le critiche a Bankitalia e Consob.

"Nello scenario che ha caratterizzato l'ultimo decennio, l'esercizio dell'attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace" si legge. "La Commissione è giunta a ritenere che in tutti i 7 casi" di crisi bancarie oggetto di indagine "le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d'Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio". Per agevolare la comunicazione tra le autorità si invita a creare un archivio unico delle ispezioni e ad allargare i poteri di Bankitalia alla possibilità di usare la polizia giudiziaria per perquisizioni e ispezioni. In primo piano anche l'ipotesi di creare una super procura per i reati finanziari. E, tra le varie misure, rispunta l'idea di una bad bank pubblica per la gestione dei crediti difficili. Un particolare rilievo è affidato anche alla necessità di ripensare il diritto penale, creando ad esempio una nuova fattispecie di reati.

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