Alimentare. Gli Stati Uniti all'attacco delle eccellenze italiane


Andrea Zaghi sabato 17 giugno 2017
Documento del governo contro Dop e Igp: "limitare i danni per le aziende americane
Gli Stati Uniti all'attacco delle eccellenze italiane

A rischio ci sono quasi quattro miliardi di euro. A tanto infatti ammonta il saldo positivo per l’Italia degli scambi agroalimentari con gli Stati Uniti. Un mercato che adesso è in bilico fra l’espansione e la chiusura quasi totale. L’allarme arriva dall’analisi di due documenti pubblicati oltre oceano che indicano chiaramente quali siano le intenzioni di Trump. Ad attirare l’attenzione sugli obiettivi degli Usa è stata la Fondazione Qualivita che ha messo sotto la lente d’ingrandimento due documenti del dipartimento Usa per il Commercio (Ustr). Il primo è 'L’Agenda 2017 delle politiche del commercio USA e il rapporto annuale sul programma degli accordi commerciali', il secondo il rapporto annuale sulla protezione della proprietà intellettuale '2017 Special 301 Report'. Stando al presidente del comitato scientifico di Qualivita, l’europarlamentare del Pd Paolo De Castro, lì c’è scritto tutto. Basta leggere con attenzione. «Gli Usa – dice De Castro –, vogliono cancellare le eccellenze alimentari Ue a Indicazione Geografica». Il principio applicato è sempre lo stesso: «America First», che tradotto significa «protezionismo».

Nel rapporto governativo '2017 Special 301 Report' – spiega Qualivita –, si sottolinea il continuo impegno dell’amministrazione Trump a limitare i «danni creati dal riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (IG) da parte dell’Unione europea». La relazione evidenzia le minacce, tuttora in corso, per le aziende statunitensi che usano i nomi comuni dei prodotti agroalimentari, all’interno degli Usa e nel commercio globale. L’Ustr evidenzia «gli effetti negativi che l’approccio dell’Unione europea nei confronti delle Indicazioni Geografiche può avere per i produttori e commercianti statunitensi nell’accedere ai mercati internazionali e del terzo mondo, specialmente quelli con diritti precedenti sui marchi commerciali oppure quelli che confidano nell’uso dei nomi comuni dei prodotti agroalimentari». De Castro – che è anche vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo –, parla chiaro: «La posizione Usa sul modello europeo di certificazione è molto pericolosa perché potrebbe essere usata come giustificazione per proporre dei dazi specifici su queste produzioni di qualità».

Ma nell’atteggiamento di Washington c’è una contraddizione. «Ciò che l’amministrazione Trump dovrebbe ricordare – sottolinea infatti De Castro –, è che, dai vini della Napa Valley alle patate dell’Idaho, alle mele di Washington, i riconoscimenti geografici sono una leva distintiva sul mercato globale anche per gli Usa». De Castro parla comunque di un «attacco frontale all’arma bianca». Sostenuto da interessi ben chiari. La posizione del Governo americano avrebbe alle spalle la «potente industria alimentare statunitense guidata dal Consortium for Common Food Names (Ccfn), uno strumento di lobby in prima fila anche durante le trattative del trattato transatlantico, il Ttip». Da tutto questo la conclusione. Se gli Usa vogliono giocare pesante, anche l’Europa deve fare lo stesso. «Se l’obiettivo prioritario degli Usa sembra essere tornato il contrasto alle politiche europee di diffusione nel mondo dello standard Dop e Igp – dice infatti De Castro –, sarà necessario un intervento significativo delle istituzioni dell’Unione europea e dei singoli Paesi membri».

In gioco i risultati di anni di investimenti per promuovere e commercializzare i prodotti alimentari europei nel mercato Usa. Ma cosa fare? In attesa del G7 di ottobre dedicato all’agricoltura dove certamente il tema del protezionismo Usa sarà in discussione, De Castro spiega ad Avvenire che la strategia adottata dall’Unione europea è quella dell’accerchiamento. «Non è un caso – dice –, che l’accordo fatto con la Cina sia specifico sulle indicazioni geografiche e che uno simile sia già stato sottoscritto con il Canada e che presto vi sarà una analoga intesa con il Messico».

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