sabato 26 ottobre 2013
Nella fascia di età sotto i 30 anni, uno su quattro tra gli intervistati ha ottenuto un colloquio o trovato lavoro grazie a Facebook e Linkedin. La fatica di allontanarsi dalla famiglia. 
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​Le agenzie per il lavoro conservano un ruolo da protagonisti, ma in Italia chi ha meno di 30 anni e vuole lavorare si rivolge al web, consultando i siti dedicati alla domanda e all'offerta di lavoro, i siti aziendali e – ultimi ma non ultimi – i social network. Su Linkedin – primo per gradimento ed efficacia – e su Facebook le pagine e i profili aziendali, che le imprese curano e aggiornano dedicandovi sempre più tempo e risorse (non solo economiche), sono gli spazi da monitorare per poter intercettare gli annunci giusti. E proporsi per le posizioni in linea con il proprio profilo non è una perdita di tempo: 1 volta su 4 le candidature  ottengono risposta.Questi, in sintesi, i risultati emersi dalla ricerca Dalla scuola al lavoro, attraverso i social che Fondazione Sodalitas – in collaborazione con Randstad Italia – ha realizzato per capire come i giovani italiani tra i 18 e i 30 anni utilizzano i social network per cercare lavoro e se li ritengono spazi efficaci a questo scopo. La presentazione della ricerca è avvenuta nell'ambito della IV edizione annuale di ScopriTalenti, la giornata durante la quale i giovani distintisi durante i corsi Giovani&Impresa di Fondazione Sodalitas possono sostenere colloqui conoscitivi con un pool di aziende. La ricerca di Fondazione Sodalitas e Randstad Italia ha raggiunto 700 giovani - donne nel 63,8% dei casi, uomini per il restante 36,2% - soprattutto tra i 26 e i 30 anni (il 64,8%), ma anche tra i 22 e i 25 anni (25,2%) e tra i 18 e i 21 anni (10%). Il profilo formativo dei rispondenti è di livello medio-alto: il 32,7% ha conseguito una laurea di primo livello; il 41,5% una laurea di secondo livello (o vecchio ordinamento); l'8% un master o un dottorato di ricerca.  Facebook per svago, Linkedin per lavoroIl social network più utilizzato tra i giovani italiani under 30 risulta Facebook (85,6%), cui seguono Linkedin (53,5%) e Twitter (19,6%).  Quando però bisogna cercare lavoro è a Linkedin che ci si rivolge nella maggior parte dei casi (77,3%). Facebook (21%) e Twitter (1,7%) sono avvertiti molto meno come spazi da monitorare a questo scopo.  Le offerte disponibili sui social sono rivolte soprattutto a professionisti con molta esperienza (63,3%) più che a profili junior (31,3%) o a giovani senza esperienza (5,5%). I social nella loro totalità però, per quanto utilizzati in misura sempre maggiore per intercettare le offerte delle aziende, non sono ancora la prima scelta dei giovani. A loro sono preferiti i siti dedicati alla domanda e offerta di lavoro (86,7%), le agenzie per il lavoro (84,3%), i siti aziendali (70,4%) e i portali che le aziende dedicano completamente alle opportunità di carriera al proprio interno (56,2%).   Cercare lavoro sui social funziona, ma bisogna saperlo fareChi utilizza i social network per cercare lavoro (il 47,2% del campione) li ritiene canali efficaci nel 52,4% dei casi. Ma non basta connettersi per riuscire a trovare quel che si desidera. Vanno monitorate soprattutto le pagine e i profili aziendali (84,5%), più che i gruppi (42,2%) o gli spazi di discussione su temi e competenze vicine alla propria formazione (28,3%). Una volta individuati i contesti e gli annunci giusti, inviare la propria candidatura può dare soddisfazione. Oltre a chi (il 63,3% del campione) si è semplicemente proposto per una offerte di lavoro non avendo ancora avuto riscontri, c'è chi grazie ai social è stato contattato per dei colloqui (26,6%), ha trovato uno stage (4%), ha potuto accedere ad uno stage che poi è proseguito (1,6%) oppure ha trovato direttamente lavoro (4,4%).  Gli identikit dei candidati socialLinkedin, Facebook e Twitter su molti fronti non si assomigliano, come non si assomigliano i giovani tra i 18 e i 30 anni che li frequentano per cercare lavoro. Linkedin è frequentato soprattutto da donne (54,2%) anche se in misura minore rispetto agli altri social, ed attrae persone con un profilo formativo più alto. Lo utilizza soprattutto, infatti, chi è in possesso di una laurea di secondo livello (51,5%). Chi si candida attraverso Linkedin ottiene riscontri (appuntamenti per colloqui, stage, stage con un seguito, inserimenti diretti) con una frequenza maggiore (31,6%) rispetto a Facebook (22,4%) e Twitter (0%).  Facebook è ritenuto efficace dai diplomati (38,6%) in misura molto maggiore rispetto agli altri canali (Linkedin 5,5%; Twitter 14,3%) ed è il social con la percentuale più alta di candidati che, dopo aver risposto ad un annuncio, hanno ottenuto subito un inserimento (il 6,6%, contro il 2,7% su Linkedin e lo 0% su Twitter). Twitter è frequentato soprattutto da uomini (57,1%) in possesso di una laurea di primo livello (71,4%). Mentre su Linkedin risultano più numerose le offerte di lavoro per professionisti con molta esperienza (53,5%), su Twitter ci si imbatte soprattutto in ricerche per profili junior (57,1%), ma l'esperienza non risulta soddisfacente. Nessuno dei rispondenti infatti ha dichiarato di aver ottenuto, attraverso Twitter, risposte alle proprie candidature. 
 
I social per le imprese: nuovi modi di fare recruiting Coerentemente con quanto rilevato dalle statistiche mondiali – secondo i dati 2013 diffusi da The Website Marketing Group sono almeno 2,6 milioni le aziende iscritte a Linkedin, dove vengono caricati 2 nuovi profili ogni secondo -  le 10 imprese intervenute oggi a ScopriTalenti, pur con le proprie specificità, hanno confermato che essere sui social non solo è importante, ma è anche efficace, perché permette di entrare in contatto con i professionisti giusti e in tempi rapidi. Anche se certamente i social (Linkedin su tutti) da soli non bastano.  Istud: l’approccio alla mobilità internazionale dei giovaniDurante la giornata ScopriTalenti Istud ha presentato in anteprima i primi risultati della propria ricerca Y-ers ready for work around the world. La rilevazione, focalizzata sul biennio 2011-2013, è stata realizzata per esplorare gli orientamenti e le motivazioni dei giovani rispetto alla mobilità lavorativa internazionale nonché comparare l’approccio alla mobilità internazionale tra giovani di differenti nazionalità.  La ricerca evidenzia come i giovani italiani facciano più fatica rispetto agli altri ad allontanarsi dal contesto familiare (il 57,1% di loro vive in famiglia, contro il 39,2% dei ragazzi stranieri) ma, allo stesso tempo, preferirebbero – nel futuro – lavorare all'estero più degli altri (il 41,5% contro il 27,4%) per poter accedere ad opportunità professionali migliori e meglio retribuite, affinare la conoscenza delle lingue e sperimentare culture lavorative più meritocratiche.  “Estero” però non significa ovunque: ci sono condizioni e motivazioni che ridimensionerebbero, tra i giovani italiani, questa disponibilità a spostarsi. Tra le più diffuse la limitazione della libertà personale (29,1%), le abitudini e gli stili di vita (23,8%) e la distanza culturale (17,2%). Lavorare per una multinazionale resta il sogno della maggior parte dei giovani (39,3%) più che avviare una propria attività imprenditoriale (15,9%) o praticare la libera professione (13,1%). 
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