venerdì 10 novembre 2017
Tra l'insoddisfazione delle aziende e dei giovani, ecco i dieci consigli per non commettere errori
Giornata internazionale dello stagista: 10 consigli per essere assunti

Scarsa proattività, difficoltà nella socializzazione, poca propensione al sacrificio, molto lavoro per formare e colmare il gap di competenze con poco tempo a disposizione. Ecco alcune delle più frequenti cause d'insuccesso di uno stage. In occasione della Giornata internazionale dello stagista, che si celebra il 10 novembre, gli esperti rivelano quali sono gli errori da evitare per trasformare il tirocinio in un vero e proprio lavoro e consigliano alle aziende come far rendere al meglio i giovani stagisti valorizzandone le capacità. Il tema è complesso. Giovani con poca esperienza e primi passi sul campo, procedure, processi e regole da rispettare nelle varie attività; per non parlare delle necessarie nozioni tecniche, tutto da imparare in un breve lasso di tempo, in un susseguirsi di impegni che si accavallano. Errori nel modus operandi, nati dalla poca esperienza ed a volte dalla poca attenzione. Esigenze aziendali che portano a chiedere risultati autonomi in tempi brevi. Essere stagista non è certo facile. Come non è facile per una azienda formare velocemente e bene, persone che non sono ancora autonome. Difficile è anche far fruttare al meglio l'esperienza maturata nel corso di uno stage in azienda e tramutare i mesi di "gavetta" in un vero e proprio posto di lavoro con il tanto agognato contratto.

È quanto emerge da un approfondimento condotto da Espresso Communication per FourStars coinvolgendo un panel di 20 esperti del mondo del lavoro, per spiegare ai ragazzi come sfruttare al massimo la propria esperienza di stage e tentare di ottenere il posto sognato.

Vediamo le cause dei frequenti insuccessi. Secondo chi conosce da molto vicino l’universo degli stage la ragione risiede nella formazione universitaria troppo distante dal mondo del lavoro: “Lo stage è una risorsa preziosissima, che permette ai giovani di avvicinarsi al mondo del lavoro e, in qualche modo, anche di cominciare a scoprire se stessi – spiega Chiara Grosso, presidente e CEO di FourStars, agenzia per il lavoro ed Ente Promotore accreditato dal Ministero del Lavoro – La formazione universitaria non è sempre in grado di garantire un’esperienza pratica e professionalizzante e il tirocinio si rivela uno strumento essenziale nella fase di transizione dagli studi all’attività lavorativa, in quanto consente di mettersi in gioco, imparare e scoprire cosa si vuole o non si vuole fare da grandi. È molto importante cominciare a svolgere stage parallelamente agli studi, per presentarsi ai futuri colloqui di lavoro con un’esperienza e una consapevolezza lavorativa già acquisite. Atteggiamenti positivi come la voglia di imparare, la professionalità, la proattività sono elementi vincenti per affrontare uno stage e avere buone possibilità di trasformarlo in un’opportunità di lavoro. Di fondamentale importanza è essere consapevoli del fatto che non esiste più la vecchia distinzione tra studente e lavoratore. Le due esperienze devono sovrapporsi, in un continuo apprendimento sia teorico che esperienziale”.

Il decalogo per non sbagliare durante lo stage

Ecco quindi il decalogo degli esperti per non commettere errori durante lo stage e tramutare il tirocinio in un vero e proprio contratto, elaborato da Espresso Communication per Four Stars:

1 - Sfoderare la voglia di imparare
La prima regola è la predisposizione all'apprendimento. Bisogna essere curiosi, ricettivi e chiedere chiarimenti al tutor. Se si ha a che fare con diverse aree dell'azienda, è bene individuare i colleghi più disponibili a dispensare aiuto e raccomandazioni. Ovviamente un buon consiglio è di chiedere e prendere appunti.

2 - Diventare osservatori
Sempre nell'ottica di imparare il più possibile, è bene osservare i colleghi, le dinamiche aziendali e tutti i dettagli che possano aiutare a integrarsi nella quotidianità professionale.

3 - Socializzare con i colleghi
È molto importante riuscire a sentirsi accolti e a proprio agio. Per questo motivo è consigliabile porsi in modo aperto e non competitivo, approfittare di ogni occasione per approfondire la conoscenza dei colleghi.

4 - Non scoraggiarsi e imparare dagli errori
Errare è umano. L'importante è essere in grado di assumersi le propria responsabilità e chiedere consigli al proprio tutor, l'errore è parte integrante di in un percorso ed è funzionale all'apprendimento.

5 - La professionalità non può mancare
La puntualità, l'ordine, il rispetto e la disciplina sono atteggiamenti vincenti. Per questo è importante essere
professionali anche nell'abbigliamento, documentarsi sul dress code e regolarsi sull'esempio dei colleghi.

6 - Essere umili paga
L'impegno non deve essere considerato proporzionale alla retribuzione. È buona regola evitare le lamentele e dimostrare di saper svolgere anche mansioni meno importanti prima di acquisire responsabilità.

7 - Essere proattivi
La proattività è sempre una grande risorsa. È bene avere il coraggio di condividere idee o soluzioni che potrebbero essere utili all'azienda con spirito critico e selettivo.

8 - Be yourself
Farsi notare evidenziando le proprie peculiarità e punti di forza è molto importante, un aspetto di forte attrazione nei confronti di manager e datori di lavoro.

9 - Ricordarsi che allo stage non corrisponde necessariamente un'assunzione

Non è scontato che allo stage segua necessariamente un contratto di lavoro. Occorre sempre ricordare che lo stage è principalmente un'esperienza formativa per arricchire il proprio bagaglio di competenze.

10 - Ricordarsi il ruolo dell'ente promotore
Lo stagista deve considerare quindi che, oltre al tutor aziendale, gli corrisponde anche un altro tutor, quello dell'ente promotore, a cui può fare riferimento in qualsiasi momento, per dubbi o segnalazioni.

I numeri del rapporto annuale

Secondo il Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie 2017, redatto dal ministero del Lavoro, su un totale di 318mila tirocini attivati nel corso del 2016, solo 103mila si sono formalizzati in un nuovo impiego: una percentuale del 32,4% che evidenzia come non sia sempre automatico arrivare alla formalizzazione del contratto. La Repubblica degli stagisti ha anche reso noto i risultati di un sondaggio informale realizzato di recente per raccogliere il parere dei giovani sulla normativa riguardante gli stage. Prima di tutto: stage più brevi. I giovani considerano 12 mesi un tempo troppo lungo, sproporzionato rispetto alla maggior parte degli obiettivi di formazione professionale. A chi ha partecipato alla rilevazione è stato infatti sottoposto il quesito sulla decisione della conferenza Stato-Regioni di portare da sei a 12 mesi la durata massima di tutti i tirocini extracurriculari, e quasi il 60% l'ha giudicata sbagliata.

Per quanto riguarda l'aspetto monetario, nelle linee guida il rimborso spese forfettario minimo mensile resta fermo a 300 euro. Peccato che solo il 3% giudichi 300 euro al mese una indennità congrua. Oltre il 62% dei partecipanti al sondaggio ha risposto auspicando l'introduzione di un'indennità mensile di 600 euro al mese.

«I ragazzi sono consapevoli che un rimborso spese minimo più alto significherebbe probabilmente una certa riduzione della disponibilità delle aziende ad ospitare stagisti - commenta Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della Repubblica degli stagisti - e di conseguenza una diminuzione del numero di opportunità disponibili sul mercato: ma ritengono che la sostenibilità economica dei percorsi di stage sia più importante del “piuttosto che niente, meglio piuttosto”».

Capitolo stage in aziende che non hanno dipendenti: le nuove linee guida prevedono esplicitamente che sia lecito farne, mentre finora questo punto era rimasto non specificato, e quindi alcune regioni (come la Toscana) avevano esplicitamente vietato questa pratica, altre (come la Lombardia) l'avevano esplicitamente ammessa. Qui la presa di posizione è netta: quasi l'80% è convinto che “in un'azienda che non ha dipendenti il rischio che lo stagista venga usato impropriamente aumenta”.

Il sondaggio è stato effettuato su un campione casuale di circa 250 lettori della Repubblica degli stagisti. «Ovviamente il sondaggio non ha un valore rappresentativo - chiarisce Voltolina - ma è comunque significativo rispetto a come i giovani vedono lo stage e di come vorrebbero che fosse normato. Con l'auspicio che le Regioni che ancora non hanno legiferato tengano conto anche di queste istanze».



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