giovedì 12 ottobre 2017
I sette Grandi hanno riconosciuto in un documento comune l'importanza delle coltivazioni naturali per la lotta alla fame e la salvaguardia dell'ambiente
Arriva la carta di Bergamo: un manifesto per il biologico

La strada per contrastare i cambiamenti climatici e soprattutto per arrivare all’obiettivo di sfamare tutti, passa anche dall’agricoltura biologica. Accade così che un comparto che fino a poco tempo fa era di nicchia e per pochi, ormai sia diventato fattore fondamentale per lo sviluppo alimentare mondiale.L’indicazione è arrivata dai lavori nell’ambito del G7 Agricoltura in corso a Bergamo ed è contenuta in particolare nella «Carta del biologico di Bergamo», una dichiarazione comune che ha l’obiettivo di dare rilievo all’agricoltura biologica come - si legge in una nota del ministero per le Politiche Agricole -, «strumento di trasformazione dei sistemi agricoli mondiali per il contrasto ai cambiamenti climatici e per la lotta alla fame».

Ma non solo. Perché la Carta - che verrà presentata ai Ministri agricoli dei Sette grandi il 14 e 15 ottobre prossimi -, ha anche l’obiettivo di dare spazio al ruolo degli agricoltori come presidi nella tutela e salvaguardia all’ambiente, della biodiversità e del paesaggio rurale.Al di là degli obiettivi, comunque, la Carta di Bergamo promuove l’agricoltura biologica indicandola come l’innovazione «in campo agricolo e alimentare dell’ultimo secolo basata su un modello socialmente inclusivo e sostenibile dal punto di vista economico e ambientale».E in effetti il punto è proprio quello: il successo, anche economico, di questo particolare modo di coltivare. Un traguardo dimostrato dagli oltre 2 milioni di operatori in 164 Paesi che uniscono le tecniche biologiche con le risorse locali, riducendo la dipendenza da fattori di produzione esterni. Anche in questo ambito, poi, così come in quello delle produzioni locali e tipiche, l’Italia può dire la sua. «Il modello agricolo italiano - ha dichiarato il ministro Maurizio Martina - è tra i più sostenibili in Europa. La produzione biologica nel nostro Paese conta oltre 1,8 milioni di ettari coltivati e circa 73mila operatori».

Martina ha poi sottolineato che proprio il nostro Paese ha introdotto, fra i primi, le mense biologiche certificate e rafforzato le norme sui controlli, ma «dobbiamo - ha aggiunto -, continuare a lavorare sul piano internazionale per un sostegno sempre maggiore a questo settore. La sostenibilità è una chiave centrale per la crescita e la competitvità dei sistemi agroalimentari». Martina ha dato quindi appuntamento al vertice del fine settimana con gli altri colleghi del G7 per capire che cosa davvero è possibile fare.

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