mercoledì 17 novembre 2010
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Non accadeva dal 1988 ma ora l’Ue deve prepararsi a iniziare l’anno nuovo con risorse bloccate mese per mese ai livelli del bilancio 2010, con la prospettiva per la Commissione europea di dover fare acrobazie contabili di esito incerto per finanziare spese nuove come il neonato Servizio diplomatico comunitario o programmi come «Iter» per generare energia pulita con la fusione nucleare. Unica – debole – speranza per evitarlo in extremis è che tra un mese il vertice dei leader dell’Ue sblocchi la situazione, riuscendo miracolosamente a dare soddisfazione al Parlamento europeo che per la prima volta – in base al Trattato di Lisbona in vigore dal dicembre scorso – ha anche in questo campo poteri determinanti con cui i governi sono costretti a fare i conti. Nella notte tra lunedì e ieri, alla scadenza del termine istituzionale per trovare un accordo, sono fallite le trattative tra il Consiglio dei ministri dei Ventisette e l’Europarlamento per varare il bilancio Ue 2011 e intendersi sulle prospettive future di finanziamento della spesa comunitaria. Ora il commissario al bilancio, il polacco Janusz Lewandovski, preparerà proposte di compromesso per rilanciare un nuovo ciclo di trattative. Il suo primo compito sarà però di preparare l’attivazione del sistema dei dodicesimi provvisori, per cui ogni mese la Commissione potrà spendere non più di 10,25 miliardi, pari a 1/12 dei 123 del bilancio 2010.Le trattative sono saltate non sull’entità della spesa ma su nuove fonti di finanziamento richieste dall’europarlamento e dalla Commissione. Dopo settimane di braccio di ferro, il Parlamento ha accettato che l’aumento di bilancio rispetto al 2010 fosse del 2,91% come chiesto da una dozzina di Paesi guidati dalla Gran Bretagna e non del 5,9% proposto dalla Commissione. In cambio l’Europarlamento avrebbe voluto un ruolo più incisivo nella distribuzione della spesa per settore e soprattutto l’avvio di modifiche del sistema delle risorse proprie del bilancio Ue prevedendo tra l’altro "flessibilità" per i bilanci 2012-2013 e forme di "tassazione europea": hanno risposto picche Gran Bretagna e Olanda, spallegiate da Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca, Finlandia e Lettonia.Europarlamento e Commissione tendevano ieri a drammatizzare la situazione mentre un suono del tutto diverso veniva dall’altra campana, quella dei diplomatici dei Ventisette. «Un piccolo gruppo di Stati ha sbattuto la porta all’accordo – ha detto il presidente dell’Europarlamento Jerzy Buzek – minando la fiducia dei cittadini nel buon funzionamento dell’Ue», e il numero uno della Commissione José Manuel Barroso si è sfogato dicendo che «chi pensa di aver vinto bloccando l’accordo in realtà si è dato la zappa sui piedi». Secondo Lewandowski, «già in febbraio mancheranno 6 miliardi per la politica agricola». L’Italia rischia di perdere qualcosa come 2 miliardi di rimborsi che lo Stato attende dall’Ue per fondi versati agli agricoltori.
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