domenica 2 novembre 2014
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Un know howconsolidato in ambito meccatronico e ottico, la capacità di sviluppare soluzioni informatiche avanzate, una visione molto creativa delle possibili applicazioni: sono gli ingredienti base di quella che si annuncia come una delle più promettenti filiere industriali italiane.  È il mondo dei droni, gli oggetti volanti robotizzati (ma ci sono anche quelli di mare e di terra) che, pilotati in remoto, possono svolgere svariati compiti in cui non è necessaria o è addirittura rischiosa la presenza umana. «Da quando lo scorso 30 aprile è stata emanata la prima normativa di disciplina del settore - spiega Sergio Barlocchetti, flight test engineer di Piaggio Aereo - il mondo dei velivoli senza pilota ha posto le basi per generare uno sviluppo produttivo e applicativo senza precedenti». Con prospettive di fatturato e occupazione davvero interessanti. Basti pensare che, secondo l’Auvsi (l’associazione internazionale di riferimento), entro i prossimi 10 anni il mercato mondiale dei droni esploderà arrivando a un giro d’affari complessivo di 11,6 miliardi di dollari, con centinaia di migliaia di occupati che troveranno impiego come progettisti, softweristi, tecnici e piloti. «La maggior quota si registra ancora nel comparto degli Uav (Unmanned aerial vehicle), cioè i droni di grandi dimensioni e peso utilizzati per scopi militari, ma avrà un impatto crescente il segmento dei Sapr (Sistemi aeromobili di pilotaggio remoto), quelli sotto i 25 chili di peso e per uso civile». In Europa già si contano circa 400 fabbriche di droni e l’Italia è ben posizionata con una settantina di imprese attive nella costruzione dei robot volanti che è stato possibile visionare e testare a 'Dronitaly', la prima esposizione specializzata tenutasi a Milano la settimana scorsa.  E altre 350 Pmi innovative stanno sviluppando il mercato delle applicazioni, che sono infinite: dalle riprese televisive e cinematografiche ai rilevamenti topografici, dagli interventi di controllo in sicurezza su grandi infrastrutture (piattaforme petrolifere, dighe, impianti industriali, gasdotti, campi fotovoltaici eccetera) al monitoraggio dello stato di salute di territori, superfici acquatiche ed estensioni agricole. Senza dimenticare le possibilità d’impiego cui stanno lavorando le grandi multinazionali: Dhl sta conducendo un progetto pilota per la consegna di medicinali nelle isole in mezzo al mare, mentre Google e Amazon stanno sperimentando l’uso dei droni per la distribuzione dei prodotti acquistati on line. Ma prima ancora degli impieghi, ciò che può davvero far decollare il settore dei droni nel nostro Paese è la componente produttiva, come dice Claudio Canella, vicepresidente dell’Associazione italiana droni: «Nel mercato si muovono start up e aziende con background aeronautico più solido, ma c’è soprattutto un comparto in forte crescita: quello della componentistica, cioè la produzione di motori, eliche, accelerometri, gruppi ottici, sistemi di trasmissione a radiofrequenza, batterie, fino ai software di controllo come Arduino, che è tutto farina dell’ingegno italiano». Una filiera in cui possiamo battercela alla pari con i big israeliani, statunitensi, francesi e tedeschi, per ritagliarci la nostra fetta di cielo.
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