sabato 10 giugno 2017
Aperte le buste, fallimento quasi totale. Una sola offerta, di Sky, sopra la base d'asta per il pacchetto con i Top Club. La Lega prepara una nuova gara.
Una telecamera al bordo di un campo di calcio.  (Foto Ansa)

Una telecamera al bordo di un campo di calcio. (Foto Ansa)

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Questa mattina alle 10 sono state aperte le buste per l’assegnazione dei diritti televisivi del calcio di Serie A per il triennio 2018-2021. La gare è andata molto male: Mediaset non ha presentato offerte e anche Tim ha scelto di non partecipare, la francese Vivendi e l'emergente Discovery, che secondo le attese avrebbero potuto farsi avanti, si sono tenute alla larga. Ci sono state quindi solo due proposte: quella di Sky e un'altra del gruppo britannico Perform, interessato alla sola parte Internet.

Davanti a questo pessimo risultato il direttivo della Lega di Serie A, guidato dal commissario Carlo Tavecchio, dopo tre ore di riunione ha deciso all'unanimità non assegnare i diritti e organizzare un nuovo bando di gara, che dovrebbe essere pronto entro fine anno. Tavecchio ha detto per i club «le offerte non rappresentino il valore reale del calcio italiano» e ha chiarito che il nuovo bando varrà comunque 1 miliardo, come il vecchio. Anche Infront, che fa da consulente alla Lega per la gestione dei diritti e quindi è tra i principali responsabili di questo flop, si è mostrato ottimista sulle possibilità di un secondo tentativo.

Le condizioni della gara

Il primo, il pacchetto A, era dedicato alle trasmissioni satellitari e partiva da 200 milioni di euro. Comprendeva tutte le partite di Juve, Napoli, Inter e Milan più quelle delle tre future neopromosse e quelle della squadra con meno tifosi. Il secondo, il pacchetto B, partiva anch’esso da 200 milioni e offriva quelle stesse partite ma sul digitale terrestre. Poi c’erano due “mezzi pacchetti” (C1 e C2) da 100 milioni l’uno per le trasmissioni via web delle partite di quattro delle squadre previste dal bando A. Infine il “pacchettone”, il D, che dava in esclusiva indipendentemente dalla piattaforma le partite delle altre dodici squadre, comprese Roma e Lazio, per 400 milioni di euro. Per evitare troppe concentrazioni la regola vietava che un solo soggetto comprasse più di due pacchetti. In questo modo l'incasso minimo sarebbe stato di 1 miliardo di euro.

Solo un'offerta in linea con le richieste

Sky ha offerto 440 milioni milioni totali: 230 milioni per il pacchetto A (sono quindi 30 milioni in più del minimo richiesto) che comprende 8 squadre, e 210 (e quindi 190 in meno della base d'asta) per il D che riguarda le gare delle altre 12 squadre. In questo modo avrebbe avuto i diritti su tutte le partite della Serie A. Perform ha offerto meno di 50 milioni per le trasmissioni via web.

Perché Mediaset e Tim non hanno partecipato

Mediaset era contraria alle 132 esclusive del pacchetto D e difatti ieri, comunicando la sua non partecipazione, l'azienda si era detta pronta a «ricorrere in tutte le sedi competenti», spiegando che a suo giudizio «la formulazione dell'invito a presentare offerte è totalmente inaccettabile in quanto abbatte ogni reale concorrenza e penalizza gran parte dei tifosi italiani costretti ad aderire obbligatoriamente a un'unica offerta commerciale». Già il primo giugno l'azienda si era rivolta all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e quella delle Comunicazioni «per ottenere una nuova formulazione più equilibrata del bando». Ma la sua richiesta sarebbe stata respinta.

Da ambienti vicini a Tim spiegavano invece che semplicemente non sono stati giudicati interessanti i due pacchetti "digitali", né per quanto riguarda l'offerta né per i prezzi.

Carlo Tavvechio, presidente della Figc e commissario della Lega di Serie A (LaPresse)

Carlo Tavvechio, presidente della Figc e commissario della Lega di Serie A (LaPresse) - LaPresse


Il nuovo bando e le speranze di Infront

Le condizioni della gara davano alla Lega la possibilità di fare un nuovo bando se anche solo uno solo dei pacchetti fosse rimasto senza offerta sopra il prezzo base. Il che è puntualmente avvenuto (più precisamente sono tre i paccetti che non hanno ricevuto offerte adeguate).

I consulenti di Infront promettono che andrà meglio. Da un lato, assicura l’amministratore delegato Luigi De Siervo, «è in fase di definizione la situazione complessa di Vivendi, Telecom e Mediaset: a un certo punto arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom». Dall’altro si ipotizza un interesse dei giganti del Web. «Ci siamo arrivati vicini, a un tanto così: c'è stato un forte interessamento da parte di Amazon e Google» racconta lo stesso De Siervo che avverte: «Il prodotto calcio italiano è più in salute di quello che ci si aspetta. C'è un mercato, c'è un interesse». Insomma: «Nessuno può pensare di prendere per la gola la Lega calcio». Che altrimenti si farà il suo canale online.






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