mercoledì 28 dicembre 2016
Ripresa dei contratti a tempo determinato (+83mila, contro +10mila assunzioni). Lo attesta la prima nota elaborata congiuntamente da Istat, Inps, Inail e ministero del Lavoro
Crescono gli occupati nel III trimestre
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L'occupazione in Italia è cresciuta nel terzo trimestre rispetto a un anno prima, grazie soprattutto ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, anche se su base congiunturale è rimasta stabile e ha ripreso terreno invece il tempo determinato. Lo dice la prima nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione elaborata congiuntamente da Istat, Inps, Inail e Ministero del Lavoro diffusa oggi.

Nel trimestre luglio-settembre la crescita del lavoro è stata dello 0,9% sullo stesso periodo del 2015, sostanzialmente in linea con l'aumento del Pil, dice la nota. La crescita tendenziale è stata determinata dalla componente del lavoro dipendente, mentre quello autonomo è risultato in calo. Nello specifico, a pesare "quasi interamente" sono stati i contratti a tempo indeterminato. La nota indica comunque che l'aumento del tempo indeterminato è stato concentrato soprattutto a cavallo tra il 2015 e il 2016, ma è stato "tale da indurre effetti di trascinamento anche nei trimestre successivi".

Il dato congiunturale, trimestre su trimestre, registra invece una stabilità nell'occupazione, e una ripresa dei contratti a tempo determinato (+83mila, contro +10mila a tempo indeterminato).

In generale, dice la nota, la dinamica positiva del mercato del lavoro è determinata comunque non solo dall'aumento degli occupati (+239mila persone), ma anche da una "consistente riduzione tendenziale dell'inattività", cioè del numero di persone che non hanno lavoro e non lo cercano (-528mila persone), e dal calo di individui nella fascia d'età 15-64 anni, per effetto dell'invecchiamento generale della popolazione.
Infine, per quanto riguarda l'uso dei discussi voucher, la nota dice che nei primi mesi dell'anno ne sono stati venduti 109,5 milioni, con un aumento annuo del 34,6%. Considerando i buoni lavoro riscossi per attività svolte nel 2015 (quasi 88 milioni) la nota conclude che essi rappresentano "solo lo 0,23% del totale del costo del lavoro in Italia".

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