lunedì 7 agosto 2017
In Puglia nasce il primo hub rurale che mette in contatto le generazioni per uno scambio di saperi ed esperienze
La squadra di Vazapp, l'hub rurale fondata da Giuseppe Savino

La squadra di Vazapp, l'hub rurale fondata da Giuseppe Savino

«Vazapp nasce grazie al grande cuore di un sacerdote che adesso “ci segue” dal cielo. Don Michele de Paolis aveva 93 anni e mi disse che questa terra merita giovani costruttori di futuro, che coltivino idee e progetti che facciano ripartire un settore che ha avuto poca dignità, l’agricoltura appunto. Da lì iniziammo a riunirci nella mia piccola casa di campagna. Eravamo cinque, oggi siamo 28. Tutti professionisti di diversa provenienza: videomaker, fotografi, designer, architetti, agronomi, social media manager, artisti, docenti universitari». Giuseppe Savino da Foggia, presidente dell'Associazione "Terra Promessa" e fondatore dell'Hub Rurale Vazapp, racconta con entusiasmo questa iniziativa che punta ad accorciare le distanze tra giovani e agricoltura. Una squadra dinamica che non soltanto punta alla filiera corta, ma a diffondere la cultura contadina.

«Prima di avvicinare i giovani all’agricoltura - spiega il presidente di Vazapp - cerchiamo di avvicinare i giovani a se stessi. Viviamo in un epoca dove tutti sono connessi, ma pochi sono in relazione con sé e con gli altri. Da qui l’idea di ascoltare i giovani agricoltori mettendo in piedi la più grande operazione di ascolto dal basso mai fatta in Italia dal nome “Contadinner”. Andiamo a casa degli agricoltori, li aiutiamo a rendere bella e speciale la loro dimora, chiediamo loro di invitare i confinanti e gli aiutiamo a conoscersi. Ognuno porta qualcosa da mangiare, li accogliamo facendoli sedere in cerchio, un’animatrice conduce una dinamica dove vengono create delle coppie a caso tra di loro e dopo dieci minuti di confronto quando rientrano nel cerchio ognuno racconta la storia dell’altro. Cosa scopriamo ogni volta? Che i confinanti non si conoscono, che quasi tutti vivono l’enorme difficoltà di subentrare ai padri e che molti si sentono soli in questa battaglia. A settembre faremo la cena n. 17, abbiamo ormai ascoltato più di 380 agricoltori».


Giuseppe pensa anche che sia giunto il momento di superare l’età anagrafica: «Più che di giovani agricoltori inizierei a parlare di agricoltori giovani, di persone che hanno una mentalità giovane. Incontriamo “giovani vecchi” e vecchi giovani. Chi ha esperienza può donarci sapienza, sono la più grande opportunità che abbiamo».

Vazapp si interfaccia a vari livelli con le istituzioni, per un confronto costruttivo volto ad apportare un bene profondo al settore. A cominciare col ministro Maurizio Martina e con il ministero dell'Agricoltura, con il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'economia agraria), con la Regione Puglia, e con tante altre amministrazioni regionali.

«Crediamo in un futuro possibile per l’intero settore - sostiene Savino -. Per farlo stiamo lavorando su due parole chiave che è fondamentale consapevolizzare e far fiorire: “filiera colta”. Per creare la prima filiera colta in Italia bisogna partire dall’ascolto (Contadinner) per poi insieme creare occasioni di incontro volte a far crescere le relazioni e da esse aspettarsi frutti abbondanti. Dopo le 17 cene abbiamo visto nascere spontaneamente, cooperative, collaborazioni, condivisioni, il tutto senza alcuna forzatura. Stiamo sviluppando progetti in una masseria del Foggiano, quella di una famiglia che ha messo a disposizione spazi e terreni per la nostra iniziativa».

Ma per aumentare la cultura in agricoltura sicuramente c'è bisogno di azioni che attraverso la relazione accrescano il sapere, come per esempio portare il teatro ai contadini costruendo un anfiteatro di balle di paglia unico nel suo genere, di creare eventi formativi costruiti sui sogni e non solo sui bisogni. «Se dobbiamo parlare del marketing del vino - si chiede il fondatore di Vazapp - perché non farlo in un vigneto o in una cantina invece di farlo in un aula triste? Abbiamo la natura che può darci una mano e poi sappiamo che la bellezza attrae. Collaboriamo con scuole e Università, con quella di Foggia rielaboriamo anche i dati dell’ascolto delle Contadinner, sappiamo quanto è importante creare ponti tra il sapere e il saper fare, solo così il settore si potrà evolvere nel bene. C’è un ritorno alla terra ma pochi parlano di chi se ne va e abbandona, siamo in una cultura che esalta il successo ma che non dà voce al fallimento di chi lascia tutto e se ne va. Vogliamo creare un luogo, da qui la parola hub rurale dove si incontrano queste due anime, chi ha difficoltà a restare e chi vuole tornare alla terra. Da questa alchimia pensiamo possa nascere un nuovo futuro per l’agricoltura dei territori».

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