giovedì 18 maggio 2017
Dato complessivo al 48%. La commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d'Europa a Palazzo Lombardia.
L'Europa è lontana: in Italia lavora meno della metà delle donne

Un pezzetto d'Europa a Palazzo Lombardia. La Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d'Europa si riunisce per due giorni nella sede della regione Lombardia affrontando due temi particolarmente spinosi: quello del lavoro al femminile e quello della violenza (che verrà affrontato domani). Nella prima giornata i lavori della Commissione sono stati aperti dai saluti del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e del presidente della delegazione parlamentare italiana presso il Consiglio d'Europa, Michele Nicoletti. Durante la seduta pomeridiana si svolgerà il seminario "Women's Empowerment in the Economy", che verrà aperto dai saluti del vice presidente della giunta Regionale Fabrizio Sala e del presidente della commissione Elena Centemero.

«Il tema del contributo delle donne allo sviluppo, anche economico, di ciascun Paese è centrale e prioritario e il nostro obiettivo è quello di offrire agli Stati membri del Consiglio d'Europa, Italia compresa, una serie di indicazioni e di buone pratiche da seguire al fine di poter raggiungere una vera gender equality, determinante sia per la democrazia sia per la crescita economica». «Proprio Milano offre un esempio virtuoso del contributo delle donne nell'economia e nel mercato del lavoro: tra novembre 2015 e novembre 2016 sono state 160 mila le assunzioni di donne a fronte di 41mila uomini, con la conseguente riduzione del gap occupazionale di genere», conclude.

I dati nazionali però fotografano un Paese particolarmente arretrato sul fronte dell'occupazione femminile: a lavorare è meno della metà della popolazione potenzialmente attiva: vale a dire il 48,1%. Con un consistente divario rispetto alla media europea che si attesta sul 61,4% (a fronte del dato maschile pari al 71,9%).

Per quanto riguarda i tassi di impiego in base al grado di istruzione si può notare lo stesso svantaggio dell'Italia, anche bisogna riconosce che nel Bel Paese avere in tasca una laurea o un diploma aiuta e non poco. Nei tassi di occupazione con istruzione universitaria la media europea delle donne che lavorano è 82,2%, mentre gli uomini sono all'87,1%. Le donne occupate con istruzione terziaria in Italia sono invece il 73.3% allo stesso livello di Spagna (74,8%), Cipro (75,3%), Repubblica Ceca (76,1%) e Slovacchia (72,8%), mentre la Grecia è al 64,3%. Tutti gli altri paesi sono in media o al disopra della media europea.

Nei tassi di occupazione con istruzione secondaria la media europea per le donne è 64,1%, gli uomini al 75,5%. Anche qui l'Italia è vistosamente al di sotto con il 54% delle donne occupate rispetto al 72,9% degli uomini, ed è sullo stesso livello di Spagna (52,9%), Cipro (54,3%), Polonia (55,2%), Romania (56,5%), Irlanda (58,7%), la Grecia è al di sotto con il 39,9%.

Sono interessanti anche i dati relativi ai tassi di occupazione al numero e all'età dei figli. Il tasso di occupazione femminile con figli al di sotto dei 6 anni è del 53,2% rispetto alla media europea del 61% e ad un livello di occupazione maschile all'85,4%. L'Italia è in compagnia di Bulgaria (53,7%), Estonia (55,8%), Grecia 52,9%, mentre la Spagna è al 59%. Il dato più significativo rispetto agli altri paesi è il gap donna-uomo che è del 32,2%, rispetto al 13,7% della Svezia, al 20% della Spagna e al 22,4 % della Francia. I dati peggiorano se si considera il tasso di occupazione femminile con figli tra i 6-11 anni: l'Italia l'occupazione femminile è al 54,7% insieme alla Grecia 53,5%, mentre la Spagna è al 62,7% e la media europea è al 71%. Il divario rispetto al tasso di occupazione maschile è del 27,8%. In Svezia il tasso di occupazione femminile è 88,7% e quello maschile è 93,5% per la stessa platea.

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