mercoledì 3 agosto 2016
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Trentacinquemila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere dall’aumento del prelievo del legname dai boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari, praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia, quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari. È quanto emerge dal Dossier Coldiretti.

Sotto accusa il mancato riconoscimento culturale, sociale ed economico di chi vive e lavora a difesa del paesaggio e dell’ambiente, nell’interesse dell’intera collettività, che ha provocato - sottolinea la Coldiretti - "una inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti con una densità che la rende del tutto impenetrabile, con rischi per l’ambiente, gli incendi e la stabilità idrogeologica".

 

"Ogni anno in Italia si utilizza - continua la Coldiretti - solo il 30% della nuova superficie boschiva, il che significa che per 100 nuovi alberi che nascono se ne tagliano appena 30, mentre in Europa si preleva, in media, il 60% della nuova biomassa e in Paesi come l'Austria si supera il 90%. Il risultato - spiega la Coldiretti - è che si importa dall’estero più dell'80% del legno necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento per un importo di 3,7 miliardi nel 2015 e un incremento del 6% nel primo trimestre del 2016".

"Tra l’altro, l’Italia - prosegue - è il principale importatore mondiale di legna da ardere per un quantitativo di 3,4 miliardi di chili nel 2015 con una tendenza all’aumento del 5% nel primo trimestre del 2016. L’industria italiana del legno è la prima in Europa, ma con legna che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania a dimostrazione di un grande potenziale economico inutilizzato".

"I boschi italiani, se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare dunque - sostiene la Coldiretti - non solo il serbatoio naturale di assorbimento del carbonio, ma anche un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio‐economico delle aree marginali, rurali e di montagna". Un obiettivo che, secondo la Coldiretti, "va raggiunto con l’approvazione del nuovo testo forestale per la semplificazione della gestione attiva dei boschi, dando più valore al ruolo degli imprenditori agricoli per la qualità dell’aria e riconoscimento dei crediti di carbonio, con lo sviluppo della filiera 100% italiana attraverso i Piani di sviluppo rurale e con l’incentivazione dell’utilizzo di legno prodotto in Italia negli appalti pubblici".

“Gestire il bosco, o meglio coltivare il bosco, significa lavorare per valorizzazione complessivo di un territorio, ma questo non è possibile senza convenienza economica”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “ci sono tutte le condizioni per trasformare i rischi in grandi opportunità per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilità ambientale un valore aggiunto del Made in Italy”.

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