lunedì 16 aprile 2018
Necessarie per legge in auto dall'aprile 1998, hanno salvato almeno il 27% delle persone coinvolte in incidenti altrimenti mortali. La loro invenzione invece ha 60 anni: merito di Volvo, ma non solo
L'immagine di una campagna per la sicurezza stradale

L'immagine di una campagna per la sicurezza stradale

L'11 aprile del 1988 arrivava in Gazzetta Ufficiale il decreto che disciplinava, a partire poi dal 26 aprile successivo, l'obbligatorietà delle cinture di sicurezza nelle auto degli italiani. Entrava così in vigore la legge 111 del 18 marzo 1988 che introduceva anche nel nostro Paese l'obbligo di installare e di usare le cinture di sicurezza di tipo omologato a bordo dei veicoli. In effetti l'applicazione del decreto attuativo lasciò allora ancora 12 mesi di tempo per adeguare tutte le auto immatricolate dopo il primo gennaio 1978, in quanto la scadenza definitiva venne fissata dall'allora ministro dei Trasporti Giorgio Santuz, come previsto dalle norme, per il 27 aprile del 1989. La loro introduzione ha fornito un importante contributo al miglioramento della sicurezza sulle strade, visto che è stato calcolato che da sole - senza l'aiuto aggiuntivo degli airbag - hanno negli anni salvato il 27%-28% delle persone coinvolte in incidenti altrimenti mortali.

Un po' di storia...

L'invenzione delle cinture di sicurezza invece di anni ne compie 60, ed è merito dell'impegno di Volvo che, appunto nel 1958, fece sviluppare all'ex ingegnere aeronautico Nils Bohlin il primo modello a tre punti, ma anche ad un progetto della Vattenfall, la compagnia elettrica nazionale svedese, che fece progettare e utilizzare le cinture diagonali per proteggere i suoi dipendenti. Come riferisce il magazine statunitense Road and Track, Vattenfall aveva in quel periodo un grosso problema, cioè il tasso di mortalità della sua forza lavoro a causa di incidenti automobilistici. A quel tempo la compagnia disponeva di 1.500 veicoli gestiti direttamente e i dipendenti ne usavano altri 15.000 personali. Il compito di rendere più sicure le vetture dei dipendenti venne affidato a due ingegneri della compagnia elettrica, Bengt Odelgard e Per-Olof Weman. Sulla base di ricerche dell'US Air Force, Odelgard e Weman giunsero alla conclusione che un cintura diagonale, piuttosto che quella semplice addominale, avrebbe migliorato notevolmente la sicurezza.

Nel 1956, Vattenfall iniziò a dotare le proprie auto di cinture di sicurezza diagonale (detta anche a due punti). Si trattava, va specificato, di sistemi molto diversi dagli attuali, con cinture fisse (prive cioè degli attuali arrotolatori e soprattutto del moderno pretensionatore che entra in funzione al momento dell'impatto) e posizionate all'altezza dello sterno. L'invenzione venne notata dal nuovo capo di Volvo, Gunnar Engellau su segnalazione di Stig Lindgren, un medico consulente dell'azienda. Convinto della funzionalità delle “Vattenfall Seat Belts”, Engellau nel 1958 collocò per lo sviluppo di questo innovativo progetto Nils Bohlin, un ex ingegnere aeronautico, a capo della sicurezza di Volvo. Bohlin sviluppò rapidamente la soluzione creata dalla compagnia energetica e - combinando la cintura addominale usata negli aerei con quella diagonale inventata da Odelgard e Wemana - realizzò la cintura di sicurezza a tre punti da cui derivano quelle attuali.

La cintura di sicurezza a tre punti fu introdotta per la prima volta da Volvo tra il 1958 e il 1959 su PV544 e Amazon e, sorprendentemente, la Casa che pur deteneva il brevetto del modello a tre punti, autorizzò altri costruttori concorrenti a usare gratuitamente questo sistema sapendo che avrebbe contribuito a salvare un grande numero di vite umane.

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