lunedì 18 agosto 2014
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Dal 1980 a oggi la pressione fiscale in Italia è aumentata di 12,6 punti percentuali, portando le sole imprese a pagare all'erario 110,4 miliardi di euro l'anno. Lo rileva la Cgia di Mestre, segnalando che nell'Uesolo le imprese tedesche, in termini assoluti, pagano più tassedi quelle italiane, ovvero 121 miliardi di euro, non dimenticando chela Germania, però, ha 20 milioni di abitanti in più. La Cgia ricorda che nel 2014, come previsto nel Def approvato laprimavera scorsa, la pressione fiscale raggiungerà il 44%, parial record già toccato nel 2012. La pressione fiscale di quest'anno, infatti, è destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto l'anno scorso."Con un carico fiscale di questa portata - sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l'economia". Secondo Bortolussi, le cause di questo nuovo record fiscale sono da ricercare in questi fattori: "gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, l'aumento dell'Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l'arco dell'anno, l'introduzione della Tasi e, soprattutto, l'inasprimento fiscale che graverà sulle banche". Tutti elementi, secondo la Cgia, "che compensano abbondantemente il taglio dell'Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi".Tornando al carico fiscale che grava sulle imprese italiane, calcolando la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale a guidare la classifica europea è il Lussemburgo, con il 17%, seconda è l'Italia, con il 16%, terza l'Irlanda, con il 12,3%. Tra i principali competitor dell'Italia, la Germania fa segnare l'11,6%, il Regno Unito l'11,2%, la Francia il 10,3%, mentre la media dell'Ue dei 15 è pari all'11,3%.
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