venerdì 20 marzo 2009
Cnel e Forum: mentre l’età dei lavoratori cresce le nuove leve combattono con disoccupazione e bassi salari. Dall’avvocatura al giornalismo, dalle imprese alla politica, la dirigenza invecchia e non cede il posto. Mentre gli under 35 vivono di contratti a termine: nel 2006 erano il 73,1% e dopo un anno situazione invariata. In pratica solo uno su dieci spunta l’assunzione definitiva.
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Non ci siamo proprio. Una generazione fantasma quella de­gli under 35 italiani, precaria ed emarginata, mentre la di­rigenza invecchia e difende le posizioni acquisite. Il rap­porto sul ricambio genera­zionale in Italia di Cnel e Fo­rum dei Giovani conferma u­na sensazione presente nel­l’aria da tempo: i giovani non possono incidere sulle scel­te politiche, economiche e sociali della nazione, essen­do esclusi da tutti i circuiti del potere. Le nuove generazioni italia­ne, seppur capaci e merite­voli, a fatica riescono ad af­fermarsi e a uscire dalla fa­miglia prima dei 40 anni. L’emarginazione dei giovani parte dal mondo del lavoro in cui regna incertezza, di­soccupazione e bassi salari. Un collaboratore su due ha meno di 35 anni, ma la speranza di un contratto a tempo indeterminato spesso è un miraggio; infatti il 73,1% dei giovani che nel 2006 erano assunti con un contratto di collaborazione, dopo un anno erano nella stessa po­sizione. In pratica solo un precario su dieci entra a pieno titolo nel mondo lavorativo. Le car­riere si allungano, si riparte ogni volta dalla base della pi­ramide che, tradotto in parole povere, significa non arri­vare mai al vertice. Accanto al precariato il pianeta in cre­scita degli inattivi: un esercito di 6 milioni di persone che non trovano o non cercano più lavoro. Le cose non vanno meglio in politica: dal 1992 i deputa­ti under35 non hanno mai raggiunto il 10% degli eletti al­la Camera, fatta eccezione per Legislatura post Tangen­topoli (12,4%). Oggi in pratica si è tornati ai livelli degli anni Ottanta, meno del 6%; i 25-35enni pur essendo un segmento consistente della popolazione (18,7%), hanno un peso parlamentare scarso (5,6%) con una rappresen­tanza dello 0,29. Note dolen­ti anche dal mondo accade­mico, sclerotizzato e basato su concorsi poco trasparen­ti e precariato. Tra i profes­sori ordinari, infatti, l’età me­dia è di 59 anni; la metà dei docenti di prima fascia ha su­perato 60 anni e 8 su 100 han­no 70 anni. Persino nel libero mercato il freno posto ai giovani non si allenta: il giornalismo, la me­dicina, l’avvocatura e il no­tariato hanno tempi di ac­cesso lunghissimi e sono ca­ste superblindate in cui tirocini gratuiti e condizioni di sot­toccupazione si susseguono fino a 40 anni. Qualche e­sempio: l’età media dei praticanti giornalisti è di 36 an­ni, quella dei professionisti 54. I medici sotto i 35 anni so­no meno del 12%, mentre i loro coetanei avvocati sono costretti per anni a fare i garzoni di bottega e tra i notai due su dieci sono figli d’arte. «La sfida da vincere - ha det­to il ministro della Gioventù Giorgia Meloni - è rompere gli schemi che tutelano i ranghi di potere, dando a tutti la possibilità di competere. Vincerà chi ha merito, talen­to e carattere».Alcuni numeri tratti dal rapporto. In politica: dopo il 1992 i parlamentari under 35 non hanno mai più valicato il limite del 10%; l'attuale presenza di deputati under 35 è del 5,6%. Sul lavoro: tra il 1997 e il 2007 i dirigenti sono diminuiti del 2,8%, i quadri del 5,5%, gli imprenditori del 7%, i liberi professionisti addirittura dell'8%. A oggi il 50% dei dei collaboratori ha meno di 35 anni, ma solo il 20% diventa dipendente nel giro di una anno: il 50% ha un contratto a tempo determinato. Tra ik 2006 e il 1007, inoltre, sono stati 200 mila in più i giovani inattivi (che non lavorano e non cercano lavoro). Quanto all'università, l'età media dei docenti è di 51 anni, il 50% dei professori di prima fascia ha superato i 60 e i docenti con meno di 35 anni rappresentano soltanto il 7,6%.
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