mercoledì 28 dicembre 2016
Domani incontro al Mise. Almaviva aveva respinto la richiesta sindacati per far rientrare anche il sito di Roma nell'accordo siglato con forze sociali e governo il 22 dicembre
Una manifestazione nei mesi scorsi a Roma (Foto Lapresse)

Una manifestazione nei mesi scorsi a Roma (Foto Lapresse) - LaPresse

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La speranza si riaccende a tarda sera, con un tweet del viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, che annuncia un incontro per oggi alle 12 al Mise. Una riunione che viene fissata proprio quando sembrava non ci fosse la minima possibilità di giocare i "tempi supplementari", in quanto per l’azienda la "partita" è già finita. Almaviva, infatti, aveva risposto picche al pressing dei sindacati per far rientrare anche il sito di Roma nell’accordo siglato con forze sociali e governo il 22 dicembre per dare altri tre mesi di tempo alla trattativa. "Nessuno spazio per modifiche agli accordi" era stata la replica categorica dell’impresa. Il call center della Capitale, che conta 1.666 dipendenti, è stato escluso per il no all’intesa delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) e da quel giorno ha quindi cessato le attività. Una presa di posizione netta, quella di Almaviva, che da fonti interne all’azienda definiscono indispensabile per mettere a tacere "ipotesi velleitarie e irrealizzabili".

La tesi era stata motivata in un lungo comunicato, in cui si spiegavano le varie ragioni che hanno portato al secco rifiuto. "Apprendiamo, a seguito di sorprendenti dichiarazioni sindacali – si legge nel testo – che c’è chi vorrebbe cancellare tutto affermando che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori. Come se i quasi tre mesi di trattativa fossero semplicemente stati un gioco da parte di chi ora vorrebbe rimuovere la responsabilità di agire sulla base di precise leggi in rappresentanza dei lavoratori". Un atteggiamento fermo che lasciava intendere come non ci fosse la minima intenzione di riaprire il discorso prima dell’annuncio di Bellanova. "Adesso, solo chi non conoscesse la normativa o pensasse di ignorarla – proseguiva con tanto di riferimenti polemici il documento di Almaviva – potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai competenti rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro. La norma, infatti, passati i 75 giorni di procedura volta a ricercare ogni strada possibile per arrivare ad un’intesa, non dà spazio a possibilità di ripensamenti successivi, né consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo".

Non c’era solo una motivazione tecnica alla base di questa scelta: "L’ipotesi di attivare una trattativa supplementare, oltre che fuori da ogni logica ed in contrasto con il mandato di rappresentanza sindacale dichiarato, risulta legalmente e tecnicamente impossibile perché invaliderebbe l’intera procedura conclusa con la mediazione del governo".
Le sigle sindacali, tuttavia, non si erano arrese. Già l’aver ottenuto una riunione oggi al ministero dello Sviluppo economico significa che sull’attività del sito di Roma non è stata ancora scritta la parola fine.

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