lunedì 4 dicembre 2017
I lavoratori chiedono di poter trascorrere in famiglia l'8 dicembre, Santo Sfetano, Capodanno e l'Epifania. I sindacati: «Va cambiata anche la mentalità dei clienti, che vengono qui a fare un giro»
Uno dei quattro presidi davanti a grandi centri commerciali nel Bresciano

Uno dei quattro presidi davanti a grandi centri commerciali nel Bresciano

«Lavoro festivo? No Grazie!». Un messaggio rilanciato sabato da Brescia dai sindacati di categoria e dei lavoratori nell’ambito della giornata di mobilitazione articolata in quattro tappe davanti ad altrettanti grandi centri commerciali del territorio.

Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil di Brescia hanno organizzato presidi e volantinaggi all’esterno de “Il Leone” di Lonato, “Freccia Rossa” a Brescia, “Franciacorta Outlet Village” a Rodengo Saiano ed “Elnòs Shopping” a Roncadelle. Al centro dell’attenzione le imposizioni di lavoro nelle realtà commerciali con particolare attenzione al periodo in arrivo: 8 e 26 dicembre e 6 gennaio, anche se in alcune strutture c’è il rischio - dicono i sindacati - che si possa lavorare anche a Capodanno.

Decine di lavoratori, con leader e rappresentanti sindacali, si sono alternati nella lunga giornata per rilanciare un’offensiva su una partita che è iniziata nel 2011 con la liberalizzazione degli orari e delle aperture introdotta dal decreto Salva Italia. «La situazione è diventata insostenibile, sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro che per quanto concerne le conseguenze economiche – hanno sottolineato i leader sindacali –: senza dimenticare le ricadute sui rapporti familiari per i lavoratori. Quello che si deve capire è che tenendo aperto un centro commerciale sette giorni su sette, 365 all’anno, non c’è un aumento dell’occupazione». Nel concreto l’unico aumento rilevato del fatturato, +30%, fa riferimento al primo anno di applicazione del decreto Monti, il 2012. «È successo per il passaggio dalle 30 alle 52 domeniche lavorative, e riguarda ovviamente la sola grande distribuzione, che ha voluto tutto ciò – precisa Valter Chiocci, segretario generale Fisascat-Cisl –. Da lì in poi la situazione è rimasta la stessa, non essendoci più giorni da aggiungere». Anche se il problema non sembra essere solo questo. «Occorre lavorare sulla mentalità dei clienti – prosegue Chiocci –. Qui si sta andando ben al di là del mero consumismo. Siamo arrivati al punto di non saper più dove andare o cosa fare in un giorno di festa».

La mobilitazione unitaria diventa anche l’occasione per fare un punto generale sulla situazione bresciana. In vista ci sono nuove aperture di grandi strutture commerciali. «Nuovi posti di lavoro, che però si perderanno altrove» hanno precisato i vertici sindacali che, negli ultimi anni, si sono dovuti confrontare con chiusure di diverse realtà con personale in esubero. Tante riflessioni raccolte nella lettera spedita dai sindacati ai centri commerciali e alle autorità politiche, di cui auspicano un intervento, «visto che il terziario è il principale comparto del nostro Paese», hanno concluso.

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