giovedì 22 ottobre 2009
Il presidente del Consiglio lancia un messaggio a Confindustria: pronti al taglio graduale dell’imposta, fino alla sua soppressione. L’Udc: non lo seguiremo sulla strada degli spot. Sì dalle imprese, sindacati critici. Il Pd: è il solito effetto annuncio.
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Berlusconi ci riprova. Taglierò l’Irap, promette agli artigiani della Cna riuniti a Roma. In un messaggio all’assemblea il presidente del Consiglio manda a dire che il governo ha «allo studio interventi per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti» e tra questi c’è appunto «il taglio graduale dell’Irap fino alla sua soppressione».Un obiettivo ambizioso quello del premier, considerando che il gettito dell’imposta vale qualcosa come 38 miliardi di euro e serve soprattutto a finanziare (su base regionale) il sistema sanitario. Ma il rilancio sul tradizionale cavallo di battaglia delle tasse – messo tra parentesi in questi anni di recessione – permette intanto al capo del governo di riaprire il dialogo con Confindustria dopo lo scontro sul posto fisso innescato dalle dichiarazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. La reazione degli industriali ieri è stata infatti molto positiva mentre i sindacati chiedono di ridurre prima le tasse sul lavoro.Nel mondo politico, l’opposizione attacca. Per il segretario del Pd Dario Franceschini si tratta del «solito effetto annuncio che copre l’assenza di fatti» e il suo rivale alla leadership democratica Bersani parla di «promessa che anche stavolta non si concretizzerà». Mentre l’Udc, avverte il segretario Lorenzo Cesa, «non seguirà il governo sulla strada degli spot: il premier dica dove intende prendere le risorse».Nel messaggio agli artigiani Berlusconi precisa che la graduale riduzione fiscale potrà avvenire «anche mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole». Tra le ipotesi ci sarebbe quindi quella di elevare la «no tax area» dagli attuali 9.500 euro forse fino a 15mila. Altre strade prevedono la possibilità di dedurre dall’imponibile gli interessi passivi (operazione che secondo la Cgia potrebbe costare 3,5 miliardi di euro) o di rendere deducibile l’Irap dalle imposte sul reddito per le piccole imprese (valore circa 3 miliardi). Per qualunque scelta sarà determinante il via libera di Tremonti, alle prese con un deficit e un debito pubblico che la recessione sta gonfiando a livelli record. Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola propone di utilizzare intanto il gettito dello scudo fiscale (stimato intorno ai 5 miliardi di euro) per finanziare la riduzione delle tasse. Il problema è che lo scudo è una misura una tantum: dove reperire le risorse negli anni successivi? La questione è quindi complicata e non è escluso che Berlusconi abbia voluto aumentare il pressing sul ministro dell’Economia per saggiare le sue intenzioni.Confindustria comunque lo spalleggia: il taglio all’Irap, afferma una nota, è un intervento «richiesto da sempre» e «urgente in questo momento di crisi», sul quale occorre «passare rapidamente dalla parole ai fatti». Favorevoli ma più caute le organizzazione delle piccole e medie imprese: Confartigianato avverte che «il gettito Irap delle Pmi è molto modesto», mentre Confcommercio è d’accordo con «tutto ciò che rientra nel perimetro delle riduzioni fiscali», ma chiede di «conciliare la diminuzione delle tasse sulle imprese con quella della pressione fiscale sui redditi da lavoro». Dal sindacato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni chiede un patto per ridurre le imposte a tutti, lavoratori e pensionati compresi, perché «è urgente sostenere i redditi ed i consumi che oggi sono fermi». Cgil e Uil rovesciano l’ordine di priorità implicito nell’intervento del capo del governo: per i tagli bisogna partire dal lavoro, il resto viene dopo, come charisce Guglielmo Epifani.L’abolizione dell’Irap, comunque, è un vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi. Da leader dell’opposizione nel 1997 quando fu introdotta la ribattezzò «imposta rapina». Da premier nella successiva legislatura più volte mise il tema al centro del dibattito, ma poi non riuscì mai a intervenire concretamente.
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