giovedì 6 agosto 2009
Gli aumenti dei prezzi della benzina sono «ampiamente giustificati dalle speculazioni di mercato». Così l'Unione petrolifera al termine dell'incontro con il governo, che avrebbe dovuto portare a un abbassamento del prezzo e che invece ha lasciato la situazione invariata.
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I petrolieri non fanno ammenda e rispondono picche all’invito del governo. Tagliare i prezzi della benzina? Non se ne parla, perché «non ci sono margini». L’esecutivo, se vuole, ci pensi lui e «intervenga con la leva fiscale». Si è concluso così ieri, con un nulla di fatto, l’incontro al ministero dello Sviluppo con le compagnie petrolifere, convocate a tambur battente dopo l’ultima raffica di aumenti dei carburanti. Sulle strade dell’esodo quindi non ci saranno sconti. Unica novità al termine l’annuncio del ministro Claudio Scajola di aver chiesto a Mister Prezzi un più stretto monitoraggio sull’andamento delle quotazioni. I rincari dei giorni scorsi, con la verde tornata a quota 1,35 euro al litro e il gasolio a 1,169 proprio alla vigilia dell’esodo delle vacanze, hanno innescato polemiche a raffica.Al vertice il sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia è arrivato mettendo sul tavolo una richiesta precisa: «È opinione del governo che ci siano i margini per ridurre il prezzo della benzina di almeno due centesimi», ha detto. Inoltre ha chiesto alle compagnie l’impegno a «non attuare comportamenti speculativi e a ridurre il differenziale con l’Europa» (nelle scorse settimane lo «stacco» è tornato a salire a 4,5 centesimi per la verde e a 4,7 per il gasolio).La moral suasion ministeriale non sembra però essere andata a buon fine. I rappresentanti delle maggiori compagnie e dell’Up hanno spiegato che «gli aumenti sono ampiamente giustificati» e assicurato di avere assunto «un atteggiamento cauto, perché avremmo potuto subire rialzi di 6-7 centesimi mentre gli aumenti sono stati solo di 3 centesimi». Insomma, «il margine di riduzione cui parla il governo secondo noi non esiste», e per ridurre i listini «l’unica leva è quella fiscale, ad esempio sterilizzando gli aumenti dell’Iva», ha chiarito il portavoce dell’Up Marco D’Aloisi. Un chiusura netta di fronte alla quale Saglia ha dovuto ammettere che le «posizioni sono distanti». Forse per questo il sottosegretario ha «aperto» alle proposte dei consumatori, lanciando un avvertimento ai petrolieri: «Stiamo prendendo in considerazione la proposta di alcune associazioni di passare alle previsioni trimestrali dei prezzi dei carburanti. È un’ipotesi che limita il mercato, ma se il governo perdesse la pazienza si potrebbe fare, come con l’energia elettrica e il gas».Proprio ieri l’Adiconsum aveva proposto di ricondurre anche i carburanti sotto il controllo di un’Authority e chiesto di permettere le variazioni dei prezzi alla pompa solo una volta ogni tre mesi in modo da «evitare i consueti fenomeni speculativi della doppia velocità» di adeguamento dei listini, rapida in salita e più lenta in discesa. Proposta subito cassata dall’Up: «Si tratterebbe di un ritorno indietro, ai prezzi amministrati». E potrebbe riproporsi quanto è successo negli anni Settanta «quando molte compagnie sono andate via dall’Italia».Al vertice di ieri si è arrivati sull’onda delle polemiche sui rincari. Ma la convocazione delle compagnie al ministero non è una novità: negli ultimi anni ce sono state svariate (specialmente alla vigila di Ferragosto) con governi di diverso colore e pochi risultati concreti. Secondo il Codancons, «stavolta non è finito nemmeno con le solite vaghe promesse di ridurre i prezzi».L’incontro è stato però l’occasione per ribadire da parte del governo l’esigenza di una riforma complessiva della distribuzione dei carburanti con lo scopo – ha detto Saglia – di ridurre le inefficienze e intervenire «sulla rete dei distributori visto che abbiamo 23mila impianti contro i 14mila della Francia». Se ne parlerà a settembre.
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