giovedì 7 aprile 2016
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La scadenza da rispettare era il 15 aprile. Ma il governo stringe i tempi arrivando a tagliare il traguardo della conversione con più di una settimana d’anticipo. Il decreto banche viene approvato in via definitiva dal Parlamento. E ciò significa che anche la riforma delle Banche di credito cooperativo – contenuta nel provvedimento – diventa legge dello Stato. Mancava solo il via libera del Senato, che arriva (con 171 sì, 105 no e un astenuto) in seguito alla decisione del governo di porre la questione di fiducia sul testo. «Dopo un percorso lungo, tortuoso e non sempre facile, il risultato finale rispecchia, pressoché nella sua totalità, il progetto di autoriforma che avevamo messo a punto – commenta soddisfatto il presidente di Federcasse Alessandro Azzi –. Dobbiamo esserne consapevoli e orgogliosi». Giudizio estremamente positivo viene espresso anche dal numero uno di Confcooperative, Maurizio Gardini, che parla di «riforma innovativa, in quanto allinea le Bcc al contesto europeo e ne rispetta il carattere mutualistico ». Con questo impianto normativo, dunque, sono 14 al massimo le Bcc con i requisiti per poter utilizzare la way out (la via d’uscita dal gruppo unico), ma «prevedo che saranno poche quelle che effettivamente lo faranno», sostiene il vicemi- nistro dell’Economia, Enrico Morando. Con l’ok al dl banche si istituisce, inoltre, una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs), che potrà emettere il ministero dell’Economia a favore di banche e di «altri intermediari finanziari». Le sofferenze, inoltre, potranno essere trasferite per un importo «non superiore al loro valore contabile netto alla data di cessione». A proposito del Tesoro e della questione banche, all’indomani del vertice a Palazzo Chigi, Pier Carlo Padoan torna sull’argomento in occasione dell’apertura del Salone del Risparmio. «Le riforme del governo tendono a rafforzare il sistema del credito e a lasciare alle spalle l’eredità dolorosa di tre anni di recessione, durante i quali comunque il sistema nazionale ha retto bene», sottolinea il ministro ricordando poi gli interventi di governancemessi in campo finora sulle Popolari e sulle Fondazioni bancarie. Queste soluzioni liberano opportunità di investimento e di profitto: «Sta alle imprese saperne approfittare ». Poi sul meccanismo ideato dal governo per gestire le sofferenze bancarie Padoan annuncia che sono arrivati già «i primi segnali incoraggianti, che confermano come Gacs sia uno strumento utile per smaltire lo stock di questi crediti deteriorati». Nell’aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) – che avverrà nei prossimi giorni – il titolare del dicastero di via XX Settembre spiega che sarà «valutato l’impatto di 'Finanza per la crescita', in un aumento dello 0,2% del Pil sullo scenario base, e fino all’1% sul lungo periodo». Padoan, quindi, anticipa l’impatto sulle stime di crescita che ha generato il piano varato due anni fa ('Finanza per la crescita', appunto). Il programma mirava a potenziare gli strumenti di finanziamento delle imprese, soprattutto piccole e medie, e superare così le difficoltà che ostacolano il rilancio degli investimenti. L’attività di questi ultimi è deludente – conclude il ministro – «perché le aspettative di domanda sono basse e in più c’è un’elevata incertezza». © RIPRODUZIONE RISERVATA IL MINISTRO. Pier Carlo Padoan
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