domenica 8 maggio 2016
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VERONA Anovembre vedrà la luce il terzo gruppo bancario d’Italia, dalla fusione tra Banco Popolare e Bpm, da 4 milioni di clienti e 2.500 filiali. Un attivo di 171 miliardi, una raccolta diretta di circa 120 miliardi a fronte di impieghi stimati in 113 miliardi. La raccolta indiretta ammonterà a circa 105 miliardi, di cui 56 miliardi gestita. Una quota di mercato nazionale superiore all’8% e dell’11% nel Nord Italia. Ecco il perché di questo plebiscito, ieri in fiera a Verona. 18.036 soci del Banco popolare di Verona hanno detto di sì all’aumento di capitale – un miliardo –, un tappeto rosso sgargiante per la fusione con Bpm. Solo 120 hanno rovesciato il pollice, 17 gli astenuti. «La fusione con Bpm è un’occasione unica non di difesa o sopravvivenza, ma di sviluppo e crescita » ha commentato il presidente Carlo Fratta Pasini, all’assemblea straordinaria. Poi ha aggiunto: «Le banche d’affari hanno capito il nostro aumento di capitale. Anche i nostri soci sapranno distinguerlo dagli altri sul mercato». Aria del tutto diversa da quella che soffia a Veneto Banca e soprattutto a Bpvi. Due istituti, fra l’altro, per i quali si ipotizza un’integrazione, ma - appunto - «è un’ipotesi ancora prematura», come ha specificato Stefano Ambrosini, neopresidente dell’istituto di Montebelluna. Nes- sun dubbio, invece, sul processo intrapreso da Bpv e Bpm. «Banco Popolare e Bpm – ha rassicurato l’Ad Pier Francesco Saviotti, confermando il suo ritiro quando ci sarà la fusione – non è la coppia dell’anno ma la coppia del decennio ed è la più importante operazione di integrazione dopo la fusione Intesa San Paolo». Troppo entusiasmo? No, grande fiducia da parte dei soci, che hanno dimostrato di aver ben compreso i due obiettivi di questa operazione, definiti fondamentali da Saviotti. Il primo: «Assicurare al nuovo gruppo una forte posizione in termini di capitale e qualità degli attivi ». Il secondo: «Consentire al nuovo gruppo di raggiungere fin dalla sua nascita un livello di copertura dei crediti allineato ai più elevati standard del sistema bancario nazionale». Secondo Saviotti, inoltre, il rafforzamento patrimoniale potrà consentire al Banco di affrontare uno scenario di mercato che si preannuncia particolarmente sfidante, mantenendo al contempo un’adeguata capacità di investimento e supporto alle attività commerciali. Il Banco parte da una posizione patrimoniale forte, con l’aumento di capitale da un miliardo il Cet1 (fully phased) salirà al 14,6%. Ai soci è stato spiegato che l’operazione avverrà per fusione propria, cioè attraverso la costituzione di una Newco e contestuale trasformazione in Spa, mentre saranno trasformate le attività di banca retail in una banca-rete Bpm Spa. La tempistica? Entro metà maggio l’approvazione del piano industriale, la presentazione dell’istanza all’Autorità di vigilanza e la presentazione ai mercati. A fine mese i cantieri d’integrazione. Entro fine luglio la presentazione del master plan ai rispettivi Consigli, cui seguirà - entro 90 giorni - il rilascio delle autorizzazioni all’operazione da parte dell’Autorità. Tra fine settembre ed inizio ottobre, le Assemblee straordinarie dei soci, la trasformazione in Spa e lo statuto della nuova capogruppo. A novembre, infine, la stipula dell’atto e l’efficacia della fusione. © RIPRODUZIONE RISERVATA L’ultimo passo Carlo Fratta Pasini
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