mercoledì 25 ottobre 2017
La A4 Torino-Milano guida la classifica degli aumenti dei pedaggi: +84% in 10 anni. Un'inchiesta di “Quattroruote” svela che molte società che hanno rincarato di più hanno anche investito di meno
Un tratto della A4 Milano-Torino

Un tratto della A4 Milano-Torino

La tratta autostradale Torino-Milano sulla A4, con un +84,5% di aumento dei pedaggi in dieci anni, guida la classifica, ma nello stesso periodo altre nove società di gestione hanno beneficiato di incrementi compresi tra il 27,4 e il 56,6%. È quanto risulta dalla (triste) graduatoria dei rincari pubblicata dal numero di novembre di Quattroruote, che ha elaborato i dati del rapporto annuale della Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

A godere degli aumenti più significativi nel periodo 2008-2017 sono due società del Gruppo Gavio, la Satap A4 (che gestisce la
Torino-Milano, +84,48% tra Novara Est e Milano; +82,91% tra Torino e Novara Est) che per 15 anni è stata flagellata dai lavori per renderla decorosa,
e la Satap A21 (+56,6% sulla Torino-Piacenza). Sul podio anche la Società Autostrade Valdostane (+53%), seguita dal Raccordo Autostradale Valle d'Aosta (+51,6%). In generale, sono soprattutto le società del Nord Ovest ad aver beneficiato dei ritocchi più corposi. Gli incrementi più bassi spettano invece alle Autostrade Meridionali, che ha in carico l'A3 Napoli-Salerno (+0,07%).

Quattroruote stila anche la classifica in base alla percentuale di attuazione degli investimenti previsti: fanalino di coda risultano le società Autostrada Tirrenica (12,5% degli oltre 2 miliardi d'investimenti previsti, essendosi trovata nell'impossibilità, per problemi legati all'iter d'approvazione, di procedere nel completamento dell'A12 Livorno--Civitavecchia), Autocamionale della Cisa (31,5%) e Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova (44,2%). Il paradosso è che diverse delle società che hanno goduto degli aumenti dei pedaggi più significativi sono anche tra quelle che risultano avere effettuato minori investimenti rispetto a quanto previsto nei loro piani finanziari.

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