giovedì 2 agosto 2018
Sono 140mila gli occupati: 3mila unità in più rispetto a quanto rilevato nel 2016, considerando gli addetti diretti, indiretti e indotto
Un settore in salute
COMMENTA E CONDIVIDI

In occasione della Giornata Internazionale della Birra, manifestazione che per il 3 agosto prevede celebrazioni in oltre 200 città in tutto il mondo, Assobirra, l’associazione che riunisce circa 40 associati tra grandi, medi e piccoli birrifici, insieme con le due malterie, ufficializza la nascita di “Assobirra Monitor”, report quadrimestrale sull’andamento delle vendite in Italia registrate dalle imprese aderenti all’associazione, rappresentative di più del 70% del mercato italiano. Il primo semestre si è chiuso con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno, confermando, quindi, un trend positivo per il settore. I prossimi mesi saranno un periodo chiave per i risultati dell’anno considerato che la stagione cruciale per la birra va da maggio a settembre, un intervallo di tempo in cui ogni anno si registra quasi il 50% delle vendite complessive. I dati di metà anno testimoniano come quello birrario sia un settore in fermento, sia in termini di produzione che di consumi. Negli ultimi anni sempre più categorie di italiani si sono avvicinati alla birra facendola diventare parte integrante della loro dieta mediterranea. Nell’ultimo quinquennio si è poi assistito anche ad una crescita delle birre speciali, a testimonianza di come il “palato collettivo” degli italiani sia costantemente alla ricerca di nuovi gusti e sapori. Parallelamente, sul fronte produttivo, è esploso il fenomeno dei micro birrifici, mastri birrai in gran parte giovani che in tutta Italia hanno fatto della birra artigianale una professione. Tutti gli investimenti che hanno riguardato questo settore hanno favorito nell’ultimo anno una crescita dell’occupazione dell’intero comparto brassicolo di 3mila unità, anche se in Italia la birra resta l’unica bevanda da pasto a pagare le accise.

«L’Italia - spiega Michele Cason, presidente di Assobirra - è il decimo Paese produttore di birra in Europa. Con le sue 7mila etichette si tratta, però, di un settore vivace che vede i marchi storici produrre in Italia ed imprese grandi e piccole esportare lo stile italiano nel mondo. Il crescente interesse di nuove categorie di consumatori e di una nuova generazione di imprenditori dimostra come ci siano le condizioni per uno sviluppo del settore. Le priorità sono una riduzione della pressione fiscale e l’approvazione di una riforma di legge sulla birra che in Italia risale al 1962. Negli ultimi anni il ventaglio di possibilità di produzione è molto cresciuto e i birrai valorizzano sempre più materie prime locali. La nuova legge deve tener conto dell’evoluzione della cultura birraria ed incoraggiare un approccio che si sta rilevando vincente per imprese e territori, con impatti dall’agricoltura alla distribuzione. In questo scenario - conclude Cason - a nostro avviso è strategico che tutti gli addetti ai lavori possano periodicamente consultare un aggiornamento dell’andamento del mercato per misurare l’efficacia degli interventi che ci auspichiamo vengano introdotti per un settore che può continuare a garantire crescita e occupazione».

Dopo la nascita, in tutto il Paese, di nuove realtà imprenditoriali per gran parte giovanili, oggi i micro birrifici superano quota 850. Le organizzazioni censite da Nord a Sud contano 3mila addetti e si suddividono in birrifici artigianali (693) e brew pub (162). La quota di mercato a loro associabile è del 3,2%, per una produzione complessiva di 483mila ettolitri. La regione in cui sono presenti più strutture è la Lombardia, che guida questa speciale classifica con 134 organizzazioni. Più staccate, invece, Piemonte (80), Veneto (74) e Toscana (63), mentre la regione del Centro-Sud con più strutture è la Campania, che annovera 55 birrifici artigianali e brew pub.

Il contesto dinamico del mercato, l’aumento della produzione locale e la crescita dei marchi italiani all’estero è attribuibile anche al trend di diminuzione del carico fiscale avviato negli scorsi anni e che si completerà il prossimo. Dal 1° gennaio 2019, infatti, è prevista una riduzione dell’accisa sulla birra, che passerà da 3,02 a 3 euro per ettolitro e grado-plato. Nell’attuale sistema fiscale la birra paga ancora più del 50% delle accise sugli alcolici e anche il 2017 ha visto i volumi di accise e imposte erariali di consumo sulla birra superare quelli degli spiriti. L’Annual Report sottolinea come tale differenziale sia passato dai 22 milioni di euro del 2016 ai 59 del 2017.

Il comparto brassicolo italiano conta oggi, nella sua interezza, 140mila occupati: 3mila unità in più rispetto a quanto rilevato nel 2016 da Assobirra, considerando gli addetti diretti, indiretti e quelli dell’indotto. Anche in questo settore l’innovazione digitale e la grande scommessa dell’industria 4.0 possono essere decisivi per rendere i processi più efficaci, efficienti e sostenibili, senza dimenticare il ruolo che la filiera agricola può svolgere attraverso i suoi modelli di eccellenza.


© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: