giovedì 28 aprile 2016
A pagare il prezzo più elevato sono le regioni del Mezzogiorno, non solo per la diminuzione più marcata di immatricolati, ma anche per i costanti flussi di giovani meridionali che scelgono di spostarsi per studiare.
Mobilità studentesca riflesso del divario Nord-Sud
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 Il XVIII rapporto Almalaurea sul Profilo e la condizione occupazionale dei laureati conferma che la mobilità territoriale, sebbene sia un fenomeno positivo mediante il quale studenti e Atenei possono valorizzare a pieno le proprie potenzialità, allo stesso tempo riflette il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane.I flussi di mobilità territoriale evidenziati dalle indagini Almalaurea sottolineano infatti come negli ultimi dieci anni le regioni del Mezzogiorno abbiano perso costantemente capitale umano, migrato al Centro-Nord.Il costante calo delle immatricolazioni, che negli ultimi anni ha interessato l’intero sistema universitario italiano, sta interessando in modo differenziato i diversi territori. A pagare il prezzo più elevato sono le regioni del Sud, non solo per la diminuzione più marcata di immatricolati, ma anche per i costanti flussi di mobilità dei giovani che dal Mezzogiorno scelgono di spostarsi per studiare nelle altre regioni del Paese.L’andamento delle immatricolazioni mostra che dopo l’aumento registrato dal 2000 al 2003 (+19%), legato soprattutto al rientro nel sistema universitario di ampie fasce di popolazione di età adulta, e nonostante la leggera ripresa registrata nell’ultimo anno, dal 2003 al 2015 le università hanno perso nel complesso quasi 70 mila matricole (-20%): per il Sud la contrazione è del 30%, per il Centro è del 22%, per il Nord è del 3%.La mobilità territoriale nel passaggio dall’università al mercato del lavoro è più frequente rispetto alla mobilità per motivi di studio. A spostarsi sono prevalentemente i laureati che provengono da contesti famigliari culturalmente ed economicamente più avvantaggiati. Inoltre, mobilità richiama mobilità: si sposta per lavorare più frequentemente chi ha già sperimentato uno spostamento per motivi di studio o un’esperienza di studio all’estero durante gli studi.L’analisi mostra particolari differenze rispetto al percorso di studi intrapreso: i laureati del gruppo scientifico sono i più mobili (43%), seguiti da agraria e veterinaria (42%) e dal linguistico (41%). Si spostano nettamente meno dei loro colleghi i laureati nei percorsi di insegnamento (25%), delle professioni sanitarie (26%) e giuridico (27%).
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