lunedì 8 maggio 2017
L'associazione bancaria preme da mesi. Vegas, che si congeda dalla Consob, propone un fondo di protezione da 100mila euro per le obbligazioni subordinate
La battaglia italiana per cambiare il bail-in

Giuseppe Vegas si prepara a congedarsi dalla Consob in un momento piuttosto delicato per il sistema finanziario italiano. Le banche, tolti i gruppi più grandi e solidi, nonostante le diverse soluzioni tentate dai governi (come le garanzie Gacs) o dai privati (come il fondo Altante) non sono riuscite a risolvere il problema delle sofferenze. E ormai, come ricordava oggi il Financial Times, l’Italia è isolata dal resto d’Europa, dove la questione della solidità del sistema bancario è stata affrontata e più o meno risolta negli anni passati. Difatti il nostro Paese è stato l’unico a sperimentare veramente, e dolorosamente, gli effetti delle regole del bail-in che l’Europa ha introdotto nel 2016, cioè dopo che le sue economie più grandi — cioè Germania e Francia — avevano già salvato le banche in difficoltà usando soldi pubblici. E il nostro Paese è anche quello che ha più da perdere dal progressivo rientro delle politiche monetarie espansive della Banca centrale europea.

Gli effetti del bail-in

In questo contesto era inevitabile che l’ultimo discorso al mercato finanziario del presidente della Consob (il cui mandato scade quest’anno e che non ha speranze di essere confermato) fosse piuttosto allarmato. In particolare Vegas ha chiesto di modificare le regole del bail-in, perché nella loro applicazione alle quattro banche salvate dall’Italia «si sono rivelate un fattore di instabilità». Con l’impossibilità per lo Stato di salvare una banca senza coinvolgere nelle spese gli obbligazionisti, per esempio, «è stata modificata con un tratto di penna la natura di strumenti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi e collocati anni prima in un contesto di regole e di mercato del tutto diverso» accusa Vegas. E quindi «prodotti a basso rischio, presenti nel portafoglio di tanti piccoli risparmiatori, si sono trasformati di colpo in prodotti rischiosi e inadeguati».

Vegas, che già aveva parlato della necessità di correggere gli effetti della regolamentazione europea sui salvataggi in un’audizione alla Camera in aprile, è arrivato a ipotizzare la creazione di una soglia di salvaguardia da 100mila euro anche per le obbligazioni subordinate, introducendo così una specie di rete di salvataggio per gli obbligazionisti così come già esiste per i correntisti.

L'Italia da sola contro il bail-in

La Consob non è sola in questa battaglia per correggere il bail-in. L’Associazione bancaria italiana insiste da mesi per ottenere modifiche a Bruxelles («Il bai-in deve essere ripensato e bisogna evitare ogni effetto retroattivo. L'esperienza delle quattro banche risolute non deve essere ripetuta» ha ribadito ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli) e anche la Banca d’Italia non ha nascosto di ritenere utile qualche correzione. Ma proprio perché negli altri Paesi i problemi della banche sono in gran parte risolti, l’Italia non trova appoggi forti a Bruxelles in questo senso.

Difatti il dibattito sulla “correzione” sulla direttiva Brrd, quella che introduce il bail-in, è oggi limitato a un’armonizzazione dell’ordine dei titoli colpiti in caso di salvataggio della banca, che oggi mostra qualche differenza da un Paese all’altro. Commissione e Parlamento europei hanno fatto proposte in questa direzione e la Bce le ha valutate positivamente , è possibile che la correzione arrivi già in estate. Per i risparmiatori italiani ci sarebbero tutele aggiuntive per le obbligazioni più garantite, ma non cambierebbe poi molto. Insomma: la correzione arriverà ma sarà molto più modesta di quanto vorrebbe l’Italia.


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