mercoledì 28 giugno 2017
Il commissario Vestager: le regole dell'Ue lasciano spazio alle differenze
Il commissario Ue alla concorrenza Margrethe Vestager (Ansa)

Il commissario Ue alla concorrenza Margrethe Vestager (Ansa)

Non c’è un solo modo di fare le cose in Europa, anche quando si tratta di salvare una banca. Per le due Venete l’Italia ha scelto di non percorrere la via delle nuove norme comunitarie sulla risoluzione ma quella – vecchia e quindi più conosciuta – della liquidazione ordinaria. Mettendo sul tavolo 5,2 miliardi di aiuti. Ma si è mossa all’interno del quadro normativo.

A dare man forte alle scelte del governo Gentiloni – che incassa le polemiche delle opposizioni, ma anche quelle della stampa spagnola che accusa la Ue di aver fatto dei favoritismi per il recente caso Santander-Banco Popular – è ancora una volta la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. La decisione sulle banche venete «non ha aggirato le regole» precisa perché «il set di regole che abbiamo, lascia spazio alle differenze» dei diversi sistemi bancari. E la Commissione è autorizzata dal legislatore a «usare le regole per rendere il sistema stabile e servire il resto dell’economia». Nessuna licenza speciale insomma, ma solo la presa d’atto che in Europa ci sono realtà diverse che vanno trattate in modo diverso. «Il sistema bancario europeo non nasce in una notte» spiega Vestager. E sugli aiuti di Stato, previsti in caso di liquidazione, l’Europa vigila sull’applicazione corretta. Tutto regolare insomma. Solo questione di sfumature. Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore generale del fondo salva-Stati Esm, Klaus Regling secondo il quale non c’è «un problema acuto» per il settore bancario italiano, bensì «un problema di transizione dal passato», che «non è collegato all’Eurozona».

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è tornato a spiegare che l’operazione non avrà impatto sulla finanza pubblica: i 5 miliardi che verranno dati a Intesa Sanpaolo sono quelli del fondo salva-banche creato a Natale (20 miliardi) e gli altri 12 previsti sono figurati, non reali. Per l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina se non si fosse deciso di scorporare la parte buona della banca da quella cattiva (i 18 miliardi di debiti deteriorati) lo Stato avrebbe dovuto sborsare 10 miliardi perché sarebbero scattati subito i rimborsi per i titoli collocati da Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Nessun regalo dallo Stato» quindi ma anzi una «situazione complessa» di cui nessuna altra banca si è voluta fare carico.

Intanto non si placano le polemiche politiche con Lega e M5S che promettono battaglia in Parlamento dove dovrà essere adesso approvato il decreto di liquidazione dei due istituti. «Se va avanti così com’è la Lega farà di tutto per bloccare i lavori in aula» dice il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Per i grillini «si tratta di un regalo ad Intesa e di una beffa per i risparmiatori» delle banche del centro Italia (Etruria e altri tre istituti) che nel novembre del 2015 hanno subito la risoluzione. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex AD di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e altre dieci persone nell’ambito dell’inchiesta sulle passate gestioni dell’istituto di credito, ora in liquidazione insieme a Popolare di Vicenza. Mps invece un passo importante verso lo sblocco della ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato: la banca sense ha raggiunto con il fondo Atlante 2 un accordo di massima per lo smaltimento dei 26 miliardi di sofferenze lorde della banca senese, anche se mancano ancora le ultime limature.

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